Attanasio e Iacovacci morti durante una sparatoria, non è stata un'esecuzione

Attanasio e Iacovacci morti durante una sparatoria, non è stata un'esecuzione

Roma - Non è stata un'esecuzione. A descrivere cosa sia accaduto ad Attanasio sono i referti: l'ambasciatore sarebbe stato raggiunto da due colpi all'addome e ci sarebbe, sul corpo di Attanasio, il foro d'entrata e quello d'uscita del proiettile.

I primi risultati dell'autopsia sull'uccisione dell'ambasciatore italiano Luca Attanasio e della sua scorta, il carabiniere Vittorio Iacovacci, hanno rivelato che non si è trattato di un'esecuzione.

È quanto emerge dai primi dati dell'autopsia disposta dalla procura di Roma e svolta oggi presso il Policlinico Gemelli. I funerali di Stato dell'ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci si terranno domani mattina, 25 febbraio, alle 9,30 nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli. Prender corpo l'ipotesi di un tentativo di sequestro. Colpi che sarebbero presumibilmente partiti da un Kalasnikov in quanto sarebbe stato individuato il proiettile di un AK47. L'autopsia ha permesso anche di riscontrare fratture multiple all'avambraccio sinistro. Anche per determinare chi ha sparato i colpi mortali, se gli aggressori o il "fuoco amico" dei ranger.

Secondo il governo di Kinshasa - che accusa gli hutu delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) di tentato sequestro "a scopo di estorsione" - i sei assalitori erano armati di "cinque kalashnikov e di un machete". Dunque i due militari sono morti in una sparatoria. Tra loro il vicedirettore Rocco Leone, rimasto al momento in Congo.

Le autorità locali, nelle ore seguenti l'attacco, avevano fatto sapere di essere all'oscuro del fatto che Attanasio fosse in quella zona, e quindi di non averlo potuto proteggere. Mentre in mattinata il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Luigi Mattiolo ha ricevuto dalle mani di un inviato congolese una lettera personale del capo di Stato Félix Antoine Tshisekedi indirizzata al premier Draghi.