Papa Francesco: "Prendiamoci più cura gli un degli altri"

Papa Francesco:

Durissimo richiamo di Papa Francesco durante l'Angelus di oggi, domenica 3 gennaio. É or che pensiamo che la vita oggi è sistemata dalla guerre e le inimicizie, ma vogliamo pace e questo è un dono. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

"Chi vince non sa che cosa si perde" era il titolo della nostra prima pagina.

La prima parte dell'intervista, che sintetizza il suo pensiero sul valore dello sport, è articolata intorno a sette parole chiave: lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto. Se avete qualche domanda da farci il box dei commenti in basso è a vostra disposizione: vi risponderemo nel più breve tempo possibile. Lui, uno degli uomini più autorevoli e carismatici della terra, ci chiama mentre siamo lì, nella sala riunioni a discutere, col direttore sul giornale in edicola e quello che ci apprestiamo a fare.

La Vergine Maria, che ha dato alla luce il "Principe della pace" (Is 9,6) e che lo coccola così, con tanta tenerezza, tra le sue braccia, ci ottenga dal Cielo il bene prezioso della pace, che con le sole forze umane non si riesce a perseguire in pienezza. Facciamolo con fiducia, apriamogli il cuore, raccontiamogli tutto. "Verrà e la vita cambierà", ha quindi concluso.

Dopo la recita della preghiera mariana, nel rinnovare i propri auguri per il nuovo anno, Bergoglio ha raccomandato ai cristiani di rifuggire "dalla mentalità fatalistica o magica".

"Il mio augurio è molto semplice, lo dico con le parole che hanno scritto su una maglietta che mi è stata regalata: 'Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca'". Il "suo" sport è il piacere ancestrale di una palla di stracci, è il campetto di un oratorio, l'impegno di chi sa rispettare il talento, il riscatto di un atleta paralimpico e la felicità di chi raggiunge lealmente un obiettivo perché "il doping non è soltanto un imbroglio, è una scorciatoia che annulla la dignità". "Non sappiamo che cosa ci riserverà il 2021 - ha aggiunto - ma ciò che ognuno di noi e tutti insieme possiamo fare è di impegnarci un po' di più a prenderci cura gli uni degli altri e del creato, la nostra casa comune". No, utilizza la parola carne perché essa indica la nostra condizione umana in tutta la sua debolezza, in tutta la sua fragilità. Siate sempre portatori di speranza e di buone notizie. Lo fa per dire un grazie che per noi va dal direttore a tutta la redazione fino agli edicolanti che tanto ci aiutano in questa fase.