Covid, variante sudafricana già in Europa. L'allarme: "Potrebbe resistere al vaccino"

Covid, variante sudafricana già in Europa. L'allarme:

Secondo Andreoni è inutile creare ulteriore timore e confusione, ma è opportuno incentivare la popolazione a vaccinarsi: solo così si potrà sconfiggere davvero il coronavirus e pure gli eventuali nuovi ceppi che avranno vita difficile nel diffondersi se la popolazione risulterà immune.

In Europa preoccupa la variante inglese del coronavirus mentre nel Regno Unito sta iniziando seriamente a preoccupare la variante sudafricana.

Nell'ultimo caso sono state identificate due persone, una a Londra e l'altra nel Nord-Ovest dell'Inghilterra, positive alla nuova variante entrambe erano tra i contatti di persone che avevano viaggiato in Sud Africa.

Ecco alcune informazioni utili al riguardo.

Nel suo intervento ai microfoni di Radio Times, Bell ha espresso le sue preoccupazioni sul fatto che le mutazioni sulla proteina spike possano neutralizzare l'azione immunizzante dei vaccini. Secondo lo scienziato la variante sudafricana "presenta delle mutazioni sostanziali nella struttura della proteina" Spike, utilizzata per entrare nell'organismo, ma anche dal vaccino per riconoscere il virus e quindi attivare il sistema immunitario con la produzione di anticorpi.

Oltre alla "variante inglese", ora si è aggiunta anche quella "Sudafricana", l'ennesima mutazione del SARS-COV 2 che sta dando filo da torcere agli scienziati alle prese con lo studio del virus pandemico.

Insomma all'indomani della messa in commercio dei primi vaccini anti Covid 19, spuntano già i primi dubbi e i primi problemi. "La mutazione E484K ha dimostrato di ridurre il riconoscimento degli anticorpi e, in quanto tale, aiuta il virus Sars-Cov-2 a bypassare la protezione immunitaria fornita da una precedente infezione o vaccinazione". Le prossime settimane, con i vaccini che continueranno a essere somministrati, potrebbero essere importanti per delineare un quadro un tantino più preciso. "Anche se la variante sudafricana diventasse la più diffusa e dominante, i vaccini a mRNA (Pfizer-BioNTech e Moderna) e quelli a base di adenovirus (Oxford-Astrazeneca e il russo Sputnik V) possono comunque essere modificati per essere più aderenti ed efficaci contro questa variante".