Luca Barbareschi: "Ho tolto l’eredità ai miei figli". Eleonora risponde al padre

Luca Barbareschi:

Come l'attore ed ex politico ha spiegato a Pierluigi Diaco la decisione è arrivata poiché "ho dato a tutti l'opportunità e gli strumenti per un lavoro".

Luca Barbareschi, nel programma di Pierluigi Diaco "Io e te" su Rai1, ha detto: "I figli dei ricchi diventano cretini e ai miei non lascio l'eredità". "Nessuno di loro avrà un euro ma ho dato a tutti l'opportunità di lavoro". La 35enne, a proposito di eredità, ha parlato di quella che condivide con le sorelle, ma non si tratta di denaro: "Condivido con le mie sorelle l'eredità, quella sì, di un genitore con un carattere difficile, che ci ha allevato come tre maschi e quindi con il desiderio di essere libere, di venire riconosciute per i propri sforzi, in maniera meritocratica". Con queste parole Luca ha gelato tutti i suoi fan e ha generato un chiacchiericcio notevole. Il cervello è un muscolo e va allentato. "Ho tolto l'eredità a tutti i miei figli". Oltre al passaporto italiano, ho anche quello uruguaiano e americano.

Perché in effetti lei non nega di aver avvertito molto la mancanza di un padre "troppo presto da se stesso" e animato da una specie di fissazione secondo la quale la sua prole dovesse camminare sulle proprie gambe: "Se mi avesse comprato una casa non mi sarei mica offesa". Eleonora, ad esempio, si è discostata da quel mondo dello spettacolo di cui fa parte Luca Barbareschi e ha creato uno studio di design: "Ho iniziato a lavorare a 23 anni, anche se papà ci faceva lavorare da ragazzine nel suo ufficio". Hanno studiato nelle migliori scuole, nelle migliori università: costano un milione di euro per l'educazione di quattro anni. Insomma, l'attore è fermo sulle sue idee e non ha alcuna intenzione di tornare sui suoi passi. Nonostante tutto, dopo un incontro faccia a faccia con il padre, ha deciso di non cambiare cognome: "Ci siamo incontrati: mi sono specchiata nei suoi occhi, abbiamo scoperto di avere delle esperienze condivise e allora mi sono detta: chi se ne importa del cognome, è la genetica che vince".