E ora la capitana querela Salvini

E ora la capitana querela Salvini

"Sono rimasta molto sorpresa da quanto questa questione sia diventata qualcosa di personale", ha detto Rackete puntando il dito contro il modo di esprimersi di Salvini che definisce "irrispettoso e non appropriato a un politico di spicco".

L'autrice della denuncia chiede anche ai magistrati di verificare se la giudice abbia espresso giudizi favorevoli sulla Sea Watch sui social e se abbia lei stessa versato del denaro alla Ong di Carola Rackete, contravvenendo alle leggi. E ha lanciato una dura accusa nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "La sua politica ha violato i diritti umani".

Sulla vicenda 'giudiziaria' legata alla Sea Watch prosegue anche la polemica sulla decisione del gip di Agrigento di scarcerare Rackete. "La mia impressione è stata che a livello nazionale e internazionale nessuno volesse davvero aiutare. Ha fallito il ministro degli Interni Horst Seehofer, che non aveva alcun desiderio di accettare le offerte delle città" di ospitare i migranti a bordo della nave. Non è facile raccogliere tutti gli insulti che Salvini ha fatto in queste settimane e anche le forme di istigazioni a delinquere, cosa che è ancora più grave se fatta da un ministro dell'interno. L'avvocato, intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta" su Radio Cusano Campus, emittente dell'università Niccolò Cusano, ha preso le difese della sua assistita: "Nel circuito di questi leoni da tastiera abituati all'insulto, è lui che muove le acque dell'odio". Una querela per diffamazione è il modo per dare un segnale. "Quando le persone vengono toccate nel portafogli, capiscono che non possono insultare gratuitamente".

Non tarda la risposta del vicepremier.

"Non vedo l'ora di incontrarla in Tribunale".

E sul suo essere diventata simbolo di quella lotta aggiunge: "Non mi sento un'eroina". Secondo il legale, Salvini avrebbe riferito che se Carola non avesse forzato l'attracco, il Viminale il mattino dopo avrebbe autorizzato lo sbarco. Per prima cosa ritiene che l'ordinanza che ha stabilito la scarcerazione di Carola Rackete apparirebbe "basata su presupposti giuridicamente errati", considerato che i migranti imbarcati sulla Sea Watch non possono essere considerati "naufraghi" ma persone con una destinazione già definita in precedenza.