È morto Charles Aznavour

È morto Charles Aznavour

Queste furono le parole di Charles Aznavour nel 2014, quando venne intervistato da Milena Gabanelli a proposito della sua canzone "Quel Che Si Dice".

Charles Aznavour è morto nel 95esimo anno di vita, lo segnala l'AFP. Questo il titolo della sua canzone, pubblicata 39 anni fa. Nato a Parigi nel 1924, da immigrati di origine armena, Shahnour Vaghinagh Aznavourian, debutta a teatro come attore di prosa. Nel dopoguerra, grazie a Edith Piaf che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce come cantautore.

Famoso in tutto il mondo, Aznavour cantò canzoni che per oltre un decennio, dal Quaranta al Cinquanta, furono messe al bando perchè ritenute forti, troppo forti e disorientanti, piene di un amore audace cantato in maniera fin troppo espressiva per un pubblico ancora troppo pudico.

Si esibì alla Carnegie Hall e nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. In Italia, inoltre, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni ha collaborato con il grande autore e paroliere Giorgio Calabrese, scomparso nel 2016.

Aznavour è morto nella notte di lunedì nella sua casa di Mouriès, un paese nelle Alpi Provenzali dove risiedeva da trent'anni e dove era rientrato quest'estate dopo una caduta e la frattura ad un braccio che gli aveva fatto interrompere il suo ultimo tour di concerti.

Le sue canzoni sono state reinterpretate da artisti come Elton John, Bob Dylan, Sting, Placido Domingo, Julio Iglesias, Edith Piaf, Sammy Davis Jr.

All'attività di cantautore, Aznavour ha affiancato una notevole carriera di attore, che lo ha portato a partecipare a oltre 60 film, esordendo come protagonista nel 1959 con Dragatori di donne (Les Draguers) di Jean-Pierre Mocky, nel 1960 in Tirate sul pianista di François Truffaut. Altre partecipazioni da ricordare sono "And then there were none" (1974, tratto da un romanzo di Agatha Christie) e "Ararat" (2002, del regista armeno Atom Egoyan).