Sono tornato, il Duce nell'Italia smemorata di oggi

Sono tornato, il Duce nell'Italia smemorata di oggi

"Sono Tornato" un film di Luca Miniero con Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Guglielmo Favilla. "Quando abbiamo girato l'ospitata nel programma di Cattelan, il pubblico non sapeva che stavamo girando un film ed e' finita con tanti ragazzi che gridavano 'Viva il Duce' e che chiedevano foto con Popolizio vestito da Duce".

Miniero si affida di nuovo a un remake e come spesso gli accade sembra capire meglio di chi l'ha pensato originariamente il film, sembra coglierne l'essenza e portarla qui, con tutti i rischi che questo comporta: è coraggioso nell'affrontare certi bivi complessi, così come nel disegnare un Mussolini che sa entrare in empatia con gli istinti più bassi del suo popolo, perché fu così, perché è così. Il primo shock per lui è scoprire che la Germania ora ha un cancelliere donna, Angela Merkel; ma poi ricomincia ad ammaliare le masse, con un fortunato show televisivo. Dopo lo shock iniziale del trovarsi in una Roma popolata da immigrati di prima e seconda generazione, coppie gay immuni dalla deportazione e tecnologia, Mussolini si guadagna il favore degli italiani a colpi di media, riportando a galla una spaventosa nostalgia della dittatura. L'attrice che interpreta questo personaggio è Ariella Reggio, di 81 anni. In questo senso Sono tornato è un film che spreca una grande occasione per ragionare sul fascismo e sull'Italia attraverso il codice della commedia all'italiana. Ha la nota pelata, ma la faccia è di Massimo Popolizio, da oggi in sala in "Sono tornato" di Luca Miniero. Lui allarga la rosa a Craxi, Grillo, Salvini e Renzi, oltre che a Sua Emittenza, per la precisione.

Roma, 29 gen. (AdnKronos) - "Quello che e' difficile da sopportare e' che Mussolini e' uno di noi". Andrea, ad esempio, si limita a una provocazione via Facebook e sulla pagina ufficiale del film commenta: "Volesse il cielo che "lui" tornasse...allora ci sarebbe un altro mondo, un'altra Italia...si gloria al duce". Naturalmente non soltanto la tv ma anche i fenomeni social sulla rete sono contemplati in questa critica. La democrazia è un cadavere in putrefazione" (di sfondo immagini a caso di Craxi sotto le monetine, della strage di Capaci, del muro di Berlino), "Aveva ragione Hitler a dire che non meritavate un uomo come me. Non volevamo giudicarlo perché è già stato giudicato dalla Storia, la nostra intenzione era di non metterci su un territorio ideologico, non era quello che ci interessava. "Questo personaggio ci mette di fronte alle nostre mostruosita': non e' il Duce che fa paura, siamo noi che facciamo paura...", sottolinea Nicola Guaglianone, sceneggiatore del film insieme a Miniero.

Il fascismo in sé contiene un elemento di violenza che non è il suo eccesso trascurabile, ma la sua natura costitutiva. Anche noi spettatori, consapevoli della ludicità dell'operazione, siamo continuamente disorientati dalla quantità di approcci che il regista decide di adottare per raccontarci questa favola dell'assurdo. Problemi che, in 70 anni e 63 presidenti del Consiglio non hanno trovato soluzione.