È morto Gastone Moschin, l'ultimo protagonista di "Amici miei"

È morto Gastone Moschin, l'ultimo protagonista di

Negli anni cinquanta intraprende la sua carriera come attore teatrale, facendo parte prima della Compagnia del Teatro Stabile di Genova e del Piccolo Teatro di Milano, poi collaborando con il Teatro Stabile di Torino (Zio Vanja, di Čechov, 1977; I giganti della montagna, di Pirandello, 1979). Nato come attore di teatro, aveva raggiunto notorietà come interprete della commedia all'italiana diretto da registi come Anton Giulio Majano, Damiano Damiani, ma essendo un attore poliedrico si impose al grande pubblico con "Amici miei" il film diretto da Mario Monicelli nel quale interpretò il ruolo dell'architetto. Dal 1990 visse a Capitone, dove aveva installato anche un maneggio di cavalli, divenuto il primo centro di ippoterapia dell'Umbria. Una unga carriera fra teatro, cinema e televisione e la partecipazione alla saga cinematografica di "Amici miei", nell'indimenticabile ruolo dell'architetto Rambaldo Melandri. Il film in realtà apparteneva a Pietro Germi, che però morì poco prima dell'inizio delle riprese lasciando la regia a Monicelli.

La figlia Emanuela Moschin ha annunciato la sua scomparsa con un post su facebook. L'attore, 88 anni, è scomparso ieri, nel pomeriggio, all'Ospedale Santa Maria di Terni, dove era ricoverato da qualche giorno.

Da quel momento Moschin diventa una presenza costante nel cinema italiano. Quell'interpretazione valse a Moschin un Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista.

Gli Anni '70 lo videro alternare le commedie ai polizieschi all'italiana, come "Roma bene" di Carlo Lizzani e "Milano calibro 9" di Fernando Di Leo. Tanto che uno dei suoi ruoli più famosi è quello interpretato nel Padrino Parte II, nel ruolo del terribile "Don Fanucci". Quando venne presentato il cortometraggio L'ultima zingarata a Firenze, un tributo ad Amici miei, commentò la scena del funerale del giornalista Giorgio Perozzi: "Come vorrei che venisse fuori un funerale da fargli prendere un colpo a tutti e due quelli lì, e migliaia di persone, tutte a piangere, e corone, telegrammi, bande, bandiere, puttane, militari". "Ma perché non siamo nati tutti finocchi?", altra celebra battuta di Moschin nei panni del Melandri.