Uranio impoverito, morto militare. Era stato in missione in Afghanistan

Uranio impoverito, morto militare. Era stato in missione in Afghanistan

L'uranio impoverito, il killer silenzioso, ha fatto un'altra vittima, la numero 344.

Arruolatosi negli Alpini paracadutisti, Attianese aveva partecipato a due missioni in Afghanistan: a Kabul per Isaf dal maggio al settembre 2002; a Khost per Enduring Freedom dal febbraio al maggio 2003. La morte è sopraggiunta alle 15:30 di ieri pomeriggio, Antonio era circondato dall'affetto dei suoi cari che, dato il peggioramento delle sue condizioni di salute, si erano riuniti per stargli accanto negli ultimi istanti di vita.

La sua storia, arrivata anche su Striscia la Notizia è stata portata anche all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito alla quale ha confessato di non essere mai stato informato sulla pericolosità dell'esposizione all'uranio impoverito.

Dopo essersi ammalato di tumore, Antonio aveva lottato con tutte le sue forze per far sì che venissero riconosciuti gli indennizzi per tutti i militari che si trovavano nella sua situazione. Attienese si era ammalato dopo essere stato in missione in Afghanistan ed a lungo si era battuto per ottenere un adeguato indennizzo e, soprattutto, trovare e punire i responsabili di questa straziante malattia che il militare ha sempre ricollegato all'uso di munizioni all'uranio impoverito.

Dopo i primi interventi subiti, "senza né una telefonata né alcuna assistenza dalla mia caserma", nel 2005 Attianese ha provato a chiedere almeno il rimborso delle spese sostenute ed alla risposta negativa si rivolge ad un avvocato.

"Antonio è stato un uomo forte". Al suo fianco ha avuto una donna eccezionale.Sposa e madre esemplare. Come "politico di turno" provo tanta rabbia mista a vergogna per l'ignobile trattamento che talune "istituzioni" del nostro Paese gli hanno riservato.

"E' come perdere una persona di famiglia - ha sottolineato invece Domenico Leggiero, che per anni ha seguito e sostenuto Attianese - Antonio ha saputo e ha voluto combattere fino alla fine, non solo per se ma anche per tutti i suoi colleghi.Sono orgoglioso di aver conosciuto lui e sua moglie Maria. A costoro vorrei assicurare che, anche se con disumano ritardo, non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto giustizia piena". "È stato e sarà un esempio di coraggio per tutti".