Ubi nella bufera giudiziaria, Bazoli si difende

Ubi nella bufera giudiziaria, Bazoli si difende

La procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio di 31 persone nell'ambito dell'inchiesta sui vertici di Ubi Banca per fatti compresi tra il 2009 e il 2015.

Sono state inoltre identificate come parti lese Consob, Banca d'Italia e Antitrust perché alle autorità sarebbe stato nascosto "un patto parasociale sussistente tra le Associazioni Ablp e Amici di Ubi Banca (direttamente e di fatto riconducibili a Giovanni Bazoli e Emilio Zanetti), vincolante e fondato sui principi di pariteticità, alternatività e tendenziale alternanza tra Derivazione BPU e Derivazione Banca Lombarda, avente per effetto un'influenza dominante sul suddetto gruppo bancario anche mediante l'esercizio concertato del voto negli organi societari".

La richiesta di rinvio a giudizio, ha proseguito Bazoli, "non e' una notizia perchè dopo tre anni di indagini era scontato che si procedesse a questa richiesta".

"Su di noi accuse infondate, oltraggi e falsità: finalmente dimostreremo la verità davanti a un giudice terzo". A presentare i documenti è Giorgio Jannone, presidente dell'Associazione Azionisti Ubi Banca.

Nel dettaglio i Pm Walter Mapelli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo e il sostituto Fabio Pelosi hanno chiesto il rinvio giudizio per: Ubi Banca, in persona del legale rappresentante pro-tempore e presidente del Consiglio di Gestione Letizia Moratti Brichetto Arnaboldi; Franco Polotti; Andrea Moltrasio; Victor Massiah; Mario Cera; Giovanni e Francesca Bazoli; Enrico Minelli; Flavio Pizzini; Federico Manzoni; Pierpaolo Camadini; Emilio Zanetti; Giuseppe Calvi; Italo Lucchini; Armando Santus; Mario Mazzoleni; Carlo Garavaglia; Italo Folonari; Ettore Giuseppe Medda; Marco Mandelli; Giuseppe Sciarotta; Guido Marchesi; Gemma Maria Baglioni; Enrico Invernizzi; Antonella Bardoni; Rossano Breno; Matteo Brivio; Ettore Ongis; Angelo Ondei; Stefano Lorenzi; Giovanni D'Aloia. L'aumento di capitale è stato avviato lunedì 12 giugno per concludersi il 27 con i diritti di sottoscrizione negoziati in Borsa fino al 21.