Riina: secondo la Cassazione ha diritto a una "morte dignitosa"

Riina: secondo la Cassazione ha diritto a una

Pone però l'accento sul fatto che il 41 bis assicura un livello di cure adeguato per il detenuto e ribadisce: "se per la Cassazione il carcere di Parma non è adeguato all'attuale stato di salute di Riina, è possibile trasferirlo in un altra struttura". Questo ha sancito la Suprema Corte.

In particolare gli ermellini "contestano" la decisione di respingere la prima richiesta di scarcerazione, avanzata dal legale del boss lo scorso anno, spiegando che nel motivare il diniego, il tribunale di sorveglianza di Bologna aveva omesso di considerare il "complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico".

Italiani brava gente. Anche quelli che siedono in Corte di Cassazione.

Ma non solo. Perché i giudici scrivono anche che - ferma restando "l'altissima pericolosità e l'indiscusso spessore criminale" del boss corleonese - il tribunale di Bologna non ha chiarito "come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico".

Infine, forse è il caso che le sue cartelle cliniche vengano visionate da una commissione di esperti, visto che lo stesso Riina ha voluto fortemente partecipare, appena pochi giorni fa, all'udienza del possibile processo per le minacce di morte nei confronti di don Luigi Ciotti. "Non è necessario trasferirlo altrove, men che meno agli arresti domiciliari, dove andrebbero comunque assicurate eccezionali misure di sicurezza e scongiurato il rischio di trasformare la casa di Riina in un santuario di mafia". Molti familiari delle vittime, tra cui i figli di Dalla Chiesa hanno affermato che ai loro parenti "non è stata garantita una morte dignitosa".

Di fatto non risulta che a Riina non siano state assicurate tutte le cure necessarie in carcere. "In definitiva, sarebbe adeguato, percorrere la strada che parte 'dal corpo del malato al cuore della politica' per porre all'attenzione delle istituzioni il diritto alla salute dell'accusato o dell'imputato in stato di detenzione carceraria". Il boss mafioso, che si trova in carcere da 24 anni, è stato condannato a diversi ergastoli.

"Totò Riina - dice Roberti - deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis". "È in gioco soltanto la potestà punitiva dello Stato di diritto".

Sicuramente questa sentenza della Corte di Cassazione farà discutere e le polemiche continueranno.

Paolo Izzo, nella sua lettera, cita anche Massimo Bordin, tra i pochi, dai microfoni di Radio Radicale e sul Foglio, ad aver precisato come stiano veramente le cose: "La Cassazione ha annullato la decisione ma - ecco il punto - rinviandola ai giudici bolognesi per "difetto di motivazione".