Muslim ban, prima vittoria di Trump. La Corte Suprema gli dà ragione

Muslim ban, prima vittoria di Trump. La Corte Suprema gli dà ragione

La Corte Suprema americana ha deciso che a ottobre, quando verranno ascoltate le parti, esaminerà il provvedimento dell'amministrazione Trump che vieta l'ingresso negli Usa ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana.

I giudici della Corte Suprema statunitense hanno stabilito che per ora il bando dell'amministrazione Trump sugli ingressi da alcuni Paesi musulmani si può applicare solo alle persone che non hanno legami con una persona o con una entità negli Usa. Tre dei "saggi", tra cui Neil Gorsuch nominato da Donald Trump, avrebbero preferito un ripristino integrale del bando. Nel frattempo alcune disposizioni contenute nel provvedimento possono entrare in vigore. Il legame con un'azienda o con un ente dovrà essere documentato formalmente e nel dettaglio. "Invece che mantenere la sicurezza, questo bando demonizza milioni di innocenti".

In attesa della sentenza il "travel ban" tornerà in vigore per tutti i cittadini che provengono da quei sei paesi salvo - ha specificato la Corte - per quelli che possono dimostrare di avere una "legittima relazione" con una persona o con una società o istituzione negli Stati Uniti, per esempio un familiare o un'università o un datore di lavoro. Così l'associazione per le libertà civili americane, l'American Civili Liberties Union, commenta la decisione della Corte Suprema. Il "travel ban" era stato introdotto con un ordine esecutivo (che entra immediatamente in vigore) e riguardava le persone provenienti da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen e sospendeva per 120 giorni anche il programma di accoglienza dei rifugiati.

Sono stati almeno cinque i giudici che hanno votato per la reintroduzione parziale del bando, ed almeno 4 per l'accettazione del ricorso del governo.