Migranti: Ue lancia procedure di infrazione contro Ungheria, Polonia e repubblica Ceca

Migranti: Ue lancia procedure di infrazione contro Ungheria, Polonia e repubblica Ceca

Varsavia, 13 giu. (askanews) - La Polonia ha denunciato come "illegali" le possibili sanzioni minacciate della Commissione europea contro Varsavia, ma anche Praga e Budapest, per il rifiuto di accogliere la quota di rifugiati a loro assegnata.

Purtroppo, nonostante le ripetute richieste, la Repubblica ceca, l'Ungheria e la Polonia, in violazione dei loro obblighi giuridici derivanti dalle decisioni del Consiglio e dei loro impegni in favore della Grecia, dell'Italia e di altri Stati membri, non hanno ancora adottato le misure necessarie. Questi valori si applicano senza eccezioni. Nel documento si legge che potrebbero essere ricollocati altri 13mila migranti nel mese di settembre, di cui undicimila sono attualmente in Grecia e duemila in Italia.

Parlamento. La decisione di lanciare le procedure di infrazione per Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca per i mancati ricollocamenti dimostra quanto il Parlamento europeo può incidere: lo ha detto il presidente dell'eurocamera Antonio Tajani sottolineando che la Commissione europea ha raccolto la nostra pressione perché si faccia rispettare l'accordo sottoscritto.

Avramopoulos ha poi ribadito con fermezza che "L'Ue è basata sulla solidarietà e sulla condivisione delle responsabilità". La Germania per esempio ha accolto 2.715 persone dall'Italia e 2.943 dalla Grecia, per un totale di 5.658, a fronte di un obiettivo di 27.536.

La mossa di Bruxelles non è piaciuta ai Paesi chiamati in causa.

Invece "l'Ungheria non ha mai ricollocato". Ma il ministro degli Esteri polacco Witold Waszczykowski ha già risposto: "Non siamo a rischio".

Il ministro dell'Interno polacco, Mariusz Blaszczak, ha detto che i paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) respingeranno qualsiasi sanzione imposta da Bruxelles sul tema dei rifugiati e ha rilevato che il sistema delle quote per i richiedenti asilo costituisce soltanto un "elemento di richiamo". Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, sta valutando la possibilità di indire un referendum popolare per decidere sul sistema delle quote, che li obbliga ad ospitare almeno 7 mila migranti. E di conseguenza continua la perdita di vite umane nel Mediterraneo. Vista "l'urgenza" della questione, spiega un portavoce della Commissione Ue, è stato concesso solo un mese - e non i canonici due - per rispondere alla lettera di messa in mora (primo passo della procedura di infrazione).