Massimo Bossetti, niente telecamere al processo d'appello

Massimo Bossetti, niente telecamere al processo d'appello

Condannato in primo grado, fra pochi giorni comincerà il processo d'Appello, nel quale Bossetti ha tutte le intenzioni di ribadire la sua innocenza.

Difficile da digerire, soprattutto per l'imputato dell'omicidio di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti, che uno dei casi mediatici più controversi e dibattuti degli ultimi 30 anni in Italia sia mestamente relegato alla decisione del presidente della Corte d'Assise d'appello di Brescia di interdire riprese audio/video e foto nell'aula di tribunale in cui si svolgerà, dal prossimo 30 giugno, il processo d'appello.

Per mesi la donna non ha voluto rilasciare interviste.

In appello non sfileranno i testimoni ma interverranno esclusivamente magistrati e legali. Ci dev'essere un'altra spiegazione.

Sin dal giorno dell'arresto di suo figlio, la signora Ester è stata interrogata sul suo rapporto con Guerinoni: "È stato terribile - ricorda - Ci telefonarono per invitarci ad andare in caserma".

Già dalle scorse sere erano comparse le prime telecamere davanti al palazzo di Giustizia per seguire il processo, ma il procuratore generale di Brescia, Pierluigi Maria dell'Osso, ha vietato l'ingresso a telecamere e macchine fotografiche in aula. Mi fecero un sacco di domande, alcune riferite proprio a Guerinoni.

Tra questi la presenza del suo furgone nella zona di Brembate Sopra in un orario compatibile con quello del rapimento di Yara, la presenza sul corpo della tredicenne di sferette metalliche tipiche del lavoro edilizio e i tabulati telefonici che localizzano Bossetti in quella zona negli orari in cui Yara veniva allontanata per sempre dalla sua famiglia. Sostenendo insomma che il profilo genetico trovato sugli slip di Yara non può che essere il suo. Nelle motivazioni dei giudici si legge che "è ragionevole ritenere che l'omicidio sia maturato in un contesto di avances a sfondo sessuale". Una tesi che finora non ha mai convinto i giudici.