M5S, 14 rinviati a giudizio per le firme false di Palermo

M5S, 14 rinviati a giudizio per le firme false di Palermo

I Pm che hanno sostenuto l'accusa sono Claudia Ferrari e Bernardo Petralia. Così ha deciso questa mattina a fine dell'udienza preliminare il gup Nicola Aiello. I reati contestati, a vario titolo, ai 14 indagati sono il falso e la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il Testo unico nazionale in materia elettorale. Il processo comincerà il 3 ottobre davanti ai giudici della quinta sezione del tribunale di Palermo. In quelle ore, al meet up di via Sampolo, vennero ricopiate materialmente le firme raccolte in un primo momento in alcuni moduli, che però contenevano un errore nel luogo di nascita di un candidato al Consiglio comunale. A riprova della tesi, oltre alla confessione di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio e alle ammissioni di alcuni attivisti, ci sono la consulenza grafologica richiesta dalla Procura e le testimonianza di alcuni soggetti che hanno disconosciuto le loro firme. La Rocca, insieme al deputato regionale Giorgio Ciaccio, ha sin da subito collaborato con i magistrati e le sue dichiarazioni sono state fondamentali per chiarire quanto avvenuto nell'aprile 2012 quando un gruppo di grillini decise di falsificare migliaia di firme per la presentazione delle liste alle elezioni amministrative di Palermo.

A giudizio andranno i deputati nazionali poi fuoriusciti dal Movimento, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, i parlamentari regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, rei confessi e sospesi dal Movimento, gli attivisti Samanta Busalacchi, Pietro Salvino, Riccardo Ricciardi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara e Alice Pantaleone. Continuerò a sposare, come prima e più di prima, la causa del Movimento 5 Stelle e della Sicilia, ma fuori dal Parlamento. Si chiude così la prima parte di una vicenda non solo giudiziaria, ma anche politica: la messa sotto accusa di Nuti, ex capogruppo alla Camera, nel 2012 candidato a sindaco di Palermo e ritenuto il personaggio principale del caso firme false, ha determinato un grossa spaccatura nel movimento. Il consigliere regionale si dimette e cita Borsellino: "Un rappresentante della massima Istituzione regionale, diceva Paolo Borsellino, non deve soltanto essere onesto, ma deve anche apparire tale".