Lavoro: boom di contratti a termine dopo lo stop ai voucher

Lavoro: boom di contratti a termine dopo lo stop ai voucher

Il costo per il datore di lavoro è pari a 12 euro (i contributi per un'ora pagata 10 euro sono pari a 1,65 euro alla gestione separata INPS e 0,25 euro all'INAIL). Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) alla fine del 1° quadrimestre del 2017 risulta positivo e pari a +490.000.

A crescere sono i contratti a tempo determinato, si ha un incremento di +415.000, inclusi gli stagionali e i contratti di somministrazione. Le assunzioni a tempo determinato (+30,6 per cento) hanno dato il maggior contributo, sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,5 per cento). Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato sono risultate 122.000, con una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,4%). Negli stessi settori si osserva inoltre una crescita anche delle assunzioni in apprendistato (+46,9% nelle attività immobiliari e +35,8% nel commercio, turismo e ristorazione). Significativa anche la crescita dei contratti di somministrazione con un aumento del +16,7%.

Il forte aumento delle assunzioni a tempo determinato in contratti di lavoro intermittente o a somministrazione di manodopera, dalla seconda metà di marzo in poi, può essere in relazione con la chiusura della possibilità di acquistare voucher per remunerare i prestatori di lavoro occasionale.

Nel periodo gennaio-aprile i nuovi rapporti di lavoro sono stati 2.128.716 mentre le cessazioni sono state 1.570.100. Per i contratti a tempo indeterminato, i licenziamenti sono stati 189 mila, stabili rispetto al dato di gennaio - aprile 2016 (-0,6 per cento). Il tasso di licenziamento (sull'occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprenditi) è stato per il primo quadrimestre del 2017 pari all'1,8 per cento, in linea con gli anni precedenti (1,8 per cento nel 2016, 1,7 per cento nel 2015). Lo ha reso noto l'Inps che ha diffuso i dati sui nuovi rapporti di lavoro. E' quanto emerge dai dati Inps. Lo afferma in una nota il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy. "Resta, quindi, necessaria una rapida scelta politica che riconosca l'urgenza di non ridurre la protezione sociale e che, nel contempo, affronti con coraggio e risorse la questione del rafforzamento della rete delle politiche attive, come unico strumento per la ricollocazione delle persone espulse dal sistema produttivo".