Latte, burro e formaggi, per l'Europa non possono essere vegetariani

Latte, burro e formaggi, per l'Europa non possono essere vegetariani

Il "burro di tofu" non si può chiamare burro. Addio formaggio vegetale. Addio panna "veggie". La Corte ha stabilito che "i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come "latte", "crema di latte o panna", "burro", "formaggio" e "yogurt", che il diritto dell'Unione riserva ai prodotti di origine animale".

Bruxelles, 14 giu. (AdnKronos) - - Ora potrebbero rischiare anche il burro di arachidi e il latte di suocera, non solo il burro di tofu, la panna di riso spray e il formaggio vegetale.

La sentenza della Corte è arrivata nel corso della causa tra la tedesca TofuTown, che produce e distribuisce alimenti come 'burro di tofu' e 'Veggie-Cheese', e un'associazione tedesca che si batte contro la concorrenza sleale. La Corte di Giustizia europea sferra un duro colpa alle aziende vegane che giocano sulle parole per aumentare le vendite dei prodotti. La sentenza della Corte di oggi richiama delle eccezioni alla regola, il cui elenco è contenuto in una direttiva comunitaria del 2010, che le enumera tutte, Paese per Paese: per l'Italia, fanno eccezione il latte di mandorla, il burro di cacao, il latte di cocco, e fin qui tutto è chiaro, e i "fagiolini al burro". Allo stesso modo, tra le eccezioni, è ammessa esplicitamente, a certe condizioni, anche l'utilizzazione, nella denominazione inglese di un prodotto, del termine inglese "cream" con un termine complementare, in particolare per designare bevande alcoliche o zuppe. Stabilire che la soia non è latte e che il vegetale non è animale è tutt'altro che banale, in quest'epoca in cui le parole hanno preso il sopravvento sulle cose restringendo a sparuta minoranza i sostenitori dell'ineluttabile realtà dei dati di fatto. Esso ha chiesto alla Corte di giustizia di interpretare la normativa dell'Unione. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, la Corte osserva che l'aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative non può escludere con certezza qualsiasi rischio di confusione nella mente del consumatore. C'è anche un'altra precisazione, perché la Corte sostiene che "la TofuTown non può invocare una disparità di trattamento affermando che i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi della carne o del pesce non sarebbero soggetti a restrizioni paragonabili a quelle alle quali sono soggetti i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi del latte o dei prodotti lattiero-caseari". Si tratta, rilevano i giudici, di prodotti dissimili, soggetti a norme diverse.