Firme false M5S, deputati nazionali, regionali e attivisti a processo: 14 rinvii

Firme false M5S, deputati nazionali, regionali e attivisti a processo: 14 rinvii

A deciderlo è stato il gup del capoluogo siciliano, Nicola Aiello. Il processo, che comincerà il 3 ottobre davanti al giudice monocratico, è stato disposto anche per i parlamentari regionali Claudia La Rocca, che ha annunciato che non si candiderà alle regionali, e Giorgio Ciaccio, autosospesi dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia dalla Procura.

A giudizio Riccardo Nuti, deputato nazionale del Movimento, ritenuto l'ispiratore della ricopiatura delle firme, così come le deputate Giulia Di Vita e Claudia Mannino, l'attivista all'epoca candidata Samantha Busalacchi, poi Pietro Salvino (marito di Claudia Mannino) e Riccardo Ricciardi (marito della deputata Loredana Lupo, che non è coinvolta nel caso). A riprova della tesi, oltre alla confessione di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio e alle ammissioni di alcuni attivisti, ci sono la consulenza grafologica richiesta dalla Procura e le testimonianza di alcuni soggetti che hanno disconosciuto le loro firme. Per l'accusa, temendo che per un errore formale commesso nelle indicazioni delle generalità di uno dei sottoscrittori della lista, non si riuscisse più a raccogliere le firme necessarie per la presentazione delle candidature, su input del candidato grillino Ricardo Nuti, si decise di ricopiare le firme già raccolte dalle originali. Riassumendo brevemente la vicenda, l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari indaga su alcuni reati compiuti da attivisti grillini nel 2012.

I 14 rinviati a giudizio rispondono, a vario titolo, di falso e della violazione della legge regionale che ha recepito il Testo Unico in materia di elezioni negli enti locali. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. Nuti, nel 2012 candidato sindaco, avrebbe invece goduto di queste firme irregolari per tentare la scalata a Palazzo delle Aquile. Seguite a ruota dalla perizia effettuata sui pochi campioni messi a disposizione dagli indagati che hanno deciso di collaborare con gli inquirenti. La proverbiale pratica dei due mesi e delle due misure è d'altronde sempre dietro l'angolo, ma il fatto è che nell'angolo ci sono finiti ora i duri e puri della rivoluzione del "vaffa", e uscirne è un'arte che potrebbe non essere nelle corde degli interpreti in campo, pur talvolta avvezzi ai palcoscenici.