Corte Europea: "Il piccolo Charlie può morire", ok per staccare la spina

Corte Europea:

Ma oggi quella sentenza è arrivata: il piccolo Charlie può morire. Una sentenza di morte - granitica e senza appello - che ha ignorato in tutti i passaggi l'anelito di speranza e la sete di vita di due giovani genitori, Chris Gard e Connie Yates, che non avrebbero voluto interrompere il trattamento di ventilazione artificiale per il figlio ma portarlo negli Stati Uniti e tentare l'impossibile con cure sperimentali per cercare di domare una malattia genetica rara, qual è la sindrome di deperimento mitocondriale.

In tutte le sentenza però, nei tre gradi di giudizio, si sono espressi per terminare le cure tenendo conto "del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell'accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche".

Sono tante le domande che fa emergere questa terribile non-decisione. Un portavoce dell'ospedale ha espresso la vicinanza dell'istituto ai genitori e tentato di rassicurare sul fatto che le prossime decisioni sul regime di terapie del bimbo verranno prese con calma ma non può si può lenire il dolore dei Gard.

Ci si chiede, quando ci si trova di fronte a storie come questa, dove siano le onnipresenti associazioni umanitarie, vere e proprie multinazionali dei diritti umani in ogni angolo del mondo, contrarie alla condanna a morte, ancora presente in troppi Paesi. Nell'Europa che per tutto si batte, dai diritti civili alla parità di genere, non c'è posto per un bimbo malato.

Se esiste la libertà di scelta e il principio di autodeterminazione perché l'ospedale inglese si è opposto alla richiesta dei genitori di Charlie di mantenerlo vivo fin tanto non riescano a organizzare il suo trasferimento per un trattamento alternativo che gli è stato prospettato negli Stati Uniti? La Corte di Strasburgo ha ribadito che non le spetta il compito di sostituirsi alle competenti autorità nazionali. Nell'Europa che quando si è trattato di legiferare sui desideri di singoli o di piccole lobby piccole ben organizzate ha invocato l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo sul "diritto al rispetto della vita privata e familiare" ora, davanti al lettino di Charlie, non lo invoca più. Una speranza era stata alimentata nei giorni scorsi proprio dai giudici europei che avevano imposto misure preventive per continuare a tenere in vita Charlie in attesa che la corte di Strasburgo si pronunciasse in via definitiva.