Toti sotto accusa per un commento su Facebook

Toti sotto accusa per un commento su Facebook

"Dipende tutto dal ministero degli Interni a Roma". Senza colpo ferire e senza far caso all'appellativo "bestie" utilizzato dall'elettore, Toti replica prontamente: "Appena andiamo al governo".

Genova. Nessuna scusa pubblica per non aver stigmatizzato i toni utilizzati dal cittadino che ha parlato di "bestie straniere", ma alcune specificazioni da parte del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ai giornalisti che gli hanno chiesto di replicare alle polemiche. "Io non ho MAI usato espressioni come 'bestie' riferite in generale agli stranieri, nè l'ho fatto in questo caso", dice Toti. "Ma il cattolico Marco Bucci, candidato sindaco a Genova, non si vergogna di queste parole?", dice la capogruppo in Regione del Pd, Raffaella Paita. Uno scambio di battute da pelle d'oca, che dimostra come le dita, spesso, siano più veloci del cervello e tradiscano la vera natura di chi scrive. Così Toti ha dimostrato la sua doppiezza: sabato era a omaggiare il Papa che parlava di accoglienza e lunedì se n'è venuto fuori con questo bel messaggio cristiano messo nero su bianco su Internet. "Non ci sono altre parole - scrive Paita - per descrivere questo dialogo apparso il 29 maggio scorso sulla pagina Facebook ufficiale del presidente della Regione Liguria".

La polemica rinfocola e dopo qualche ora il governatore ligure, nel tentativo di uscire dal fuoco di fila alla quale è stato sottoposto, pubblica un ulteriore post sulla sua pagina Facebook spiegando: "La volontà di fare polemica ad ogni costo annebbia la lucidità di qualcuno". Nel rispondere mi sono riferito a persone responsabili di reati particolarmente gravi. Il senso era chiarire che, in ogni caso, le competenze in materia sono governative non regionali.