Primo via libera a reato di tortura. Amnesty Inutile e inapplicabile

Primo via libera a reato di tortura. Amnesty Inutile e inapplicabile

MANCONI - Luigi Manconi - presidente della Commissione per i diritti umani e primo firmatario del disegno di legge - annuncia la sua decisione di non partecipare al voto sul suo provvedimento: "Il primo giorno della legislatura, il 15 marzo del 2013, presentai un ddl sulla tortura - dice - Quanto accaduto in questi anni è stato lo stravolgimento di quel testo che ricalcava lo spirito profondo che aveva animato le Convenzioni e i trattati internazionali sul tema". "Con rammarico - si legge ancora nella dichiarazione - prendiamo atto del fatto che la volontà di proteggere, a qualunque costo, gli appartenenti all'apparato statale, anche quando commettono gravi violazioni dei diritti umani, continua a venire prima di una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali che risponda realmente agli impegni assunti 28 anni fa con la ratifica della Convenzione". Nessun tribunale potrà delineare con questa legge un reato di tortura.

Sinistra italiana è per parte sua molto dura: "Pur essendosi battuta per anni perché anche l'Italia, come tutti i principali Paesi democratici, si doti di una legge contro la tortura, Si non poteva fingere che la legge votata oggi dal Senato rispondesse davvero alle esigenze". E che lascia diverse scappatoie ai pubblici ufficiali che abusano del loro potere. Patrizio Gonnella, presidente dell'Associazione Antigone, commenta così all'AdnKronos il via libera del Senato al ddl che introduce il reato di tortura nell'ordinamento.

Tutt'altro giudizio arriva invece dagli esponenti di governo e maggioranza. Il provvedimento torna ora a Montecitorio, dopo essere già stato modificato una volta sia in Senato (nel 2014) e alla Camera (2015).

Il nuovo testo dell'articolo 1 prevede che chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando il testo è un "passo decisivo" e, "frutto delle necessarie mediazioni parlamentari, ci avvicina all'obiettivo di introdurre nel nostro ordinamento una nuova figura di reato, su cui anche molti organismi internazionali sollecitano da tempo il nostro Paese". Se dalla tortura deriva una lesione personale grave le pene sono aumentate di un terzo; se ne deriva una lesione gravissima sono aumentate dalle metà; se ne deriva la morte la pena è della reclusione di trenta anni. Sancisce quindi la totale inutilizzabilità a ogni fine d'informazioni e dichiarazioni rese sotto tortura, se non come fonti di prova per la responsabilità del torturatore.

Ma la lista di chi boccia il ddl sulla tortura (la scheda in basso), profondamente modificato rispetto alla sua prima stesura da una serie di emendamenti introdotti a Palazzo Madama, è lunga: ci sono Amnesty International e l'associazione Antigone, c'è l'Associazione Nazionale dei Funzionari di polizia, ci sono Sinistra Italiana e anche la Lega Nord. L'istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura, a prescindere dalla effettiva commissione del reato, e' punita con la reclusione da sei mesi a tre anni.