Palermo, ucciso il boss Giuseppe Dainotti

Palermo, ucciso il boss Giuseppe Dainotti

Il boss si trovava in via D'Ossuna, nel cuore del quartiere Zisa, in bicicletta. Due uomini in moto si sono avvicinati a Dainotti, che era in bici, e con dei colpi di arma da fuoco l'hanno freddato per poi allontanarsi a gran velocità. Erano le 7.50. Mi sembravano fuochi d'artificio. Dainotti era stato condannato al carcere a vita oltre che per la rapina miliardaria al Monte dei Pegni nel 1991, anche per l'omicidio del 1983 del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e dei carabinieri Bommarito e Morici che l'accompagnavano. Sul posto stanno operando gli agenti della Polizia di Stato, personale della Scientifica e unità cinofile. Il boss 67enne, condannato all'ergastolo, era stato però scarcerato nel 2014. Il fermo di chi lo aveva condannato a morte scongiurò il suo omicidio.

"Ho sentito due colpi d'arma da fuoco". Qui si sparano sempre i fuochi d'artificio a qualunque ora. "In strada non c'era nessuno", ha detto una donna tunisina che abita in via D'Ossuna ai microfoni dell'Ansa. A chiamare il 113 sono stati dei passanti.

Palermo ha ricordato come molte città in Italia la stage di Capaci dove morì il giudice Falcone e la sua scorta. Un boss e storico esponente di Cosa nostra, già braccio destro del capomafia della Cupola Salvatore Cancemi, recentemente diventato un collaboratore di giustizia. Nei giorni scorsi il Questore di Palermo aveva indicato il pericolo dell'uscita dal carcere di diversi capomafia storici. Per questo i carabinieri avevano ripreso a monitorarlo, fino al momento del nuovo arresto, avvenuto a novembre 2011, quando fu eseguito un ordine di custodia cautelare nei confronti di 36 persone, ritenute appartenenti ai clan di San Lorenzo, Passo di Rigano e Brancaccio.