Mafia: ucciso e sciolto nell'acido, quattro arresti dopo 17 anni

Mafia: ucciso e sciolto nell'acido, quattro arresti dopo 17 anni

"Quando lo fermarono mentre era alla guida del suo fuoristrada, a bordo c'era la figlia di sei anni che venne risparmiata", raccontano gli inquirenti.

La piccola attraverso il disegno svelò la dinamica del sequestro riproducendo la scena che aveva vissuto. Tocco, sospettato dai carabinieri dell'omicidio del boss Giuseppe Di Maggio, era intercettato. Era in auto col padre, quando quattro mafiosi travestiti da poliziotti lo fermarono intimandogli di accostare. Si tratta di Freddy Gallina, Vincenzo e Giovan Battista Pipitone e Salvatore Gregoli. "Mamma i poliziotti l'hanno portato via, l'hanno arrestato", le disse piangendo.

Alla svolta nelle indagini hanno contribuito le recenti dichiarazioni del neo-collaboratore di giustizia Antonino Pipitone e quelle dei pentiti Gaspare Pulizzi e Francesco Briguglio, che hanno consentito di ricostruire i ruoli delle persone implicate nel delitto: Ferdinando Gallina (40 anni), Giovan Battista Pipitone (68), Vincenzo Pipitone (61) e Salvatore Gregoli (59), oggi arrestati in un blitz dei militari del capoluogo siciliano. Quindi, Vincenzo e Giovan Battista Pipitone con i Lo Piccolo procedettero all'interrogatorio della vittima, che poi fu strangolata.

I mandanti furono i capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, già condannati all'ergastolo. Sempre loro due caricarono il cadavere all'interno di un'auto e lo trasportarono in contrada Dominici di Torretta, dove venne sciolto nell'acido alla presenza di Angelo Conigliaro, morto nel frattempo, e dei tre Pipitone.

Negli ambienti mafiosi si sapeva che era lui l'autore dell'omicidio di Di Maggio e durante la veglia funebre la madre, intercettata, avrebbe detto ai parenti: "Giampiero", alludendo a Tocco. Oggi si scopre che la vittima venne rapita, uccisa e sciolta nell'acido.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Palermo, Fabrizio La Cascia, su richiesta della locale Procura distrettuale, diretta da Francesco Lo Voi, sotto il coordinamento dei Sostituti Procuratori Annamaria Picozzi, Roberto Tartaglia e Amelia Luise nei confronti di 4 importanti esponenti di Cosa Nostra.