Mafia: Mattarella, per Falcone non era invincibile

Mafia: Mattarella, per Falcone non era invincibile

Oggi però "la storia ha fatto giustizia" conclude la sorella del magistrato, invitando a ricordarlo per il suo "grande senso delle istituzioni", anche come "patriota italiano".

Giovanni Falcone diceva "che la mafia non è affatto invincibile" ma che era "un fenomeno terribilmente serio e grave che si può vincere non pretendendo l'eroismo dei cittadini ma impegnando tutte le forze migliori della societa'". Domani, inoltre, sarà esposta a Capaci, nel giardino della Memoria, l'auto "Quarto Savona Quindici" su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Falcone. "Come interprete e capofila di queste energie migliori lui ha svolto con coraggio e determinazione la sua opera, poiché era convinto che perché una società vada bene basta che ognuno faccia il suo dovere".

Alla strage del 23 maggio 1992, seguì quella del 19 luglio dello stesso anno, in cui perse la vita in Via D'Amelio nel centro di Palermo il Giudice Paolo Borsellino e gli Agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli.

"Questa seduta straordinaria del Consiglio Superiore, decisa e avvertita con grande convinzione - ha spiegato Mattarella - si inserisce in una serie di numerose iniziative di ricordo che si svolgono in questi giorni, non soltanto in Italia". Esse ci ricordano che la mafia teme la cultura e ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta, ma che il percorso è ancora lungo.

La pièce, che ruoterà attorno al computer di Falcone, forse manomesso per cancellare i file più scottanti, e la famosa agenda rossa di Borsellino, trafugata dalla borsa subito dopo l'attentato, scritta dai giornalisti Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo per i 25 anni delle strage, sarà interpretata da Ennio Fantastichini.

"I nemici principali di Giovanni furono proprio i suoi amici magistrati". "I funerali di Giovanni Falcone sono stati come dei vespri siciliani". "Mi riferisco - dice- al conferimento degli incarichi direttivi, all'antico dualismo tra anzianità senza demerito e specializzazione delle funzioni poste a concorso; alla non rara diffidenza verso esperienze giudiziarie fortemente innovative, soprattutto quando si è in presenza di forti e autorevoli personalità; ai dubbi e ai sospetti che spesso circondano le esperienze fuori ruolo, specie se conferite dal potere politico".