Mafia: boss ucciso a Palermo da 2 killer

Mafia: boss ucciso a Palermo da 2 killer

L'uomo, con sulle spalle una condanna all'ergastolo, ma scarcerato nel 2014, e' stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in via D'Ossuna nel quartiere Zisa.

La mafia colpisce alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di Capaci. A chiamare la polizia sono stati alcuni residenti della zona che hanno sentito i colpi di arma da fuoco. "C'e' sempre il timore che trovando una testa pensante in grado di concentrare le varie anime, Cosa nostra possa ritornare a essere pericolosa come prima". Il boss Giuseppe Dainotti, freddato a colpi di pistola alla testa in un agguato a Palermo. Il questore aveva detto che con le scarcerazioni era "reale la possibilità che Cosa nostra possa tornare potente come prima. Per questo monitoriamo in questi mesi ogni singolo movimento, ogni segnale, ogni scarcerazione, perché le organizzazioni sono molto ben radicate sul territorio". Sebbene fosse stato condannato a 10 anni, i suoi legali erano riusciti a far calcolare il cosiddetto "cumulo" fra piu' pene, ottenendo il ritorno in liberta' del boss.

Roma - La mafia torna a sparare a Palermo. Da Giulio Caporrimo a San Lorenzo a Mariangela Di Trapani a Resuttana. Fedelissimo dei boss di Tommaso Natale Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Caporrimo aveva intessuto rapporti con i mafiosi di Trapani (provincia di cui e' originario il superlatitante di Castelvetrano Matteo Messina Denaro) dopo essere stato a lungo in cella con Epifanio Agate, figlio di Mariano, capomafia di Mazara del Vallo. E così pure Dainotti che per mano sua doveva morire. I carabinieri decisero che era meglio intervenire per fermare la guerra di mafia. "E' stata evitata una faida tra famiglie mafiose per la conquista della leadership" disse allora il Procuratore Capo Francesco Messineo. Vincenzo Puccio, sospettato di essere il suo assassino, verrà catturato dai carabinieri subito dopo l'omicidio ma verrà assolto tre anni dopo, creando sgomento e rabbia sia nei magistrati sia nei suoi colleghi. La vittima è Giuseppe Dainotti, un boss della Mala che era stato scarcerato nel 2014. La Cassazione, in forza del verdetto, dovette commutare in 30 anni diverse condanne all'ergastolo, tra cui quella di Dainotti. La legge Carotti, approvata nel 2000, venne prima impugnata e sostituita da una successiva temendone l'abuso, considerato che anche altri ergastolani avevano iniziato a farne ricorso per vedersi di fatto ridurre la pena.