Tap: Melendugno, corteo e striscioni

Tap: Melendugno, corteo e striscioni

Dopo alcuni momenti di tensione è stata raggiunta una mediazione tra i No Tap e la multinazionale che sta realizzando l'approdo del gasdotto a Melendugno.

Il popolo "No Tap" lo ha già soprannominato "mafiodotto" dopo la pubblicazione dell'inchiesta del settimanale L'Espresso di domenica 2 aprile: è il gasdotto TAP la cui ripresa dei lavori ha mobilitato migliaia di pugliesi in presìdi e manifestazioni in questi ultimi giorni. Il costo preventivato è di 45 miliardi - si legge ancora sul settimanale - In Salento, a Melendugno, sono iniziati gli scavi del tunnel in cemento autorizzato dal ministero dell'Ambiente per passare sotto la spiaggia.

E mentre continua la raccolta di firme avviata dal sindaco di Melendugno, Marco Potì, per sospendere immediatamente i lavori del gasdotto, spunta fuori la storia nera mai raccontata prima che c'è dietro il Tap. Al momento gli investigatori non escludono nessuna pista. Sebbene ci sia molta gente all'esterno della masseria, la protesta è comunque pacifica. In particolare nella spiaggia di San Foca, a Melendugno. Decine di sindaci di Comuni della Regione hanno sottoscritto l'appello che il Comitato No Tap invierà al presidente della Repubblica, ma nulla pare poter modificare i piani già decisi, o almeno così sembra.

La Egl, nel 2012, ha cambiato nome in Axpo, che compare tra i soci di Tap Ag (nata nel 2007) insieme a Bp, Snam, Fluxys, Enagas e all'azera Az-Tap.

Nel 2014 la Guardia di Finanza di Roma scopre una presunta banda di narcotrafficanti collegati alla 'ndrangheta. Lo dimostrano documenti che la ong Re:Common ha chiesto e ottenuto dalla Commissione europea. In quei giorni, secondo l'accusa, il clan calabrese deve versare un milione e mezzo di euro ai narcos sudamericani, ma non può usare il previsto canale bancario brasiliano. I calabresi reclutano un promotore toscano e i suoi due figli, che accettano di "portare quei soldi in contanti, dentro due trolley, a Lugano, nella sede della Viva Transfer", come confermano le confessioni degli stessi corrieri poi arrestati. Un figlio del promotore viene sequestrato in Brasile.

"Nonostante si cerchi in ogni modo di fermare la protesta - commenta il consigliere regionale M5S Antonio Trevisi - i cittadini accorrono sempre in un numero maggiore per far capire che bisogna fermare questo scempio ambientale". Quindi scattano gli arresti.