Il Napoli celebra Totò nel cinquantenario della scomparsa

La proposta più ricca arriva da Infinity che ha selezionato otto classici, quattro in coppia con Peppino De Filippo: Totò e Peppino divisi a Berlino, Totò, Peppino e la dolce vita, Arrangiatevi e Letto a tre piazze. E senza troppe novità.

"Alcuni film di Totò sono francamente brutti, fatti in fretta, talvolta ne girava sei all'anno come un matto". Questa sera invece, Rai 2 con Rai Com, Regione Campania e Fondazione Campania dei Festival presentano "Il nostro Totò", un programma di Ugo Porcelli, Marco Giusti, Gino Aveta, scritto con Fabrizio Corallo e Luca Rea, con la collaborazione di Roberto Torelli, per la regia di Cristina Fayad condotto da Serena Rossi e realizzato dalla Rai di Napoli in omaggio all'artista e alla sua città natale che vedrà la partecipazione di tanti protagonisti della cultura, del cinema e del teatro italiano, da Renzo Arbore, a Teddy Reno, Carlo Croccolo, Isa Barzizza, Fausto Cigliano, Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Maurizio Casagrande, Angela e Marianna Fontana. Parlo in generale di commedie italiane squinternate. Eventi e spettacoli si susseguiranno per tutto il mese di maggio e il 29 del mese ci sarà l'inaugurazione della cripta della Basilica di Santa Maria della Sanità, con il cardinale Crescenzio Sepe e il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. "Vorrei rioccupare una costrutto della nipoti su Totò, ha sottolineato Montanari, allorquando nei giorni scorsi ricevette la laurea honoris casua, posteriore per fortuna il vecchio Antonio De Curtis, all'istituto universitario su Napoletana Federico II". "E dirò di più". La sua fu una carriera lastricata da successi tra teatro e cinema, con 97 film al cinema che hanno sbancato i botteghini per decenni, collaborando con tutti i maggiori artisti della sua epoca. Ma il potere anarchico del suo corpo, delle sue battute, del suo modo di sbeffeggiare i potenti e ricordare agli italiani ciò che gli italiani, all'indomani della guerra volevano dimenticare, cioè la fame da cui venivano, non venne mai meno. Basti pensare che ha cominciato a fare il comico sotto il fascismo, senza mai censurarsi. Vita e opere di un comico assoluto (edizioni Cineteca di Bologna).

Non è un caso, dunque, che l'unico intellettuale di sinistra che lo abbia apprezzato davvero sia stato un irregolare come Pier Paolo Pasolini: un altro cultore della genuinità, della purezza e della bontà d'animo; un altro utopista ma, al tempo stesso, un genio a sua volta incompreso e proprio per questo universale, capace di rompere i vecchi steccati e di appartenere alla comunità nel suo insieme. "Mio nonno è un esempio di bontà - ha concluso Elena - al di là del fatto che era un artista".