Facebook contro il "revenge porn": bloccherà diffusione immagini personali non autorizzate

Facebook contro il

Nel dettaglio, i nuovi strumenti dovrebbero consentire alla memoria interna del sito di riconoscere e archiviare ogni contenuto segnalato in precedenza, impedendone nuova diffusione da parte di altri utenti e andando così ad operare un ban totale nei confronti del suddetto materiale, forse questa volta davvero costretto a fare ritorno in quelle antiche osterie in cui è stato rinchiuso fino al giorno in cui Zuckerberg ha deciso di scoperchiare il colossale Vaso di Pandora della vergogna.

Più strumenti per segnalare foto intime condivise senza permesso e una tecnologia in grado di impedire che diventino virali.

"Se vedi un'immagine personale su Facebook e ti sembra che questa sia stata condivisa senza permesso, puoi segnalarla utilizzando il link "Segnala" che appare premendo sulla freccia verso il basso o i puntini "." presenti vicino al post.

A seguito di alcuni casi di cronaca nera incentrati sul suicidio o sulla comparsa di stati depressivi a carico delle povere ex amanti svergognate, Facebook ha finalmente deciso di cedere di fronte alle infinite proteste messe in campo dalle stesse protagoniste dei contenuti osé (spesso minorenni), dei loro genitori e di tutte le associazioni di settore, andando ad introdurre un sistema anti-revenge porn, si spera un po' più efficace di quel beffardo carnevale rappresentato dal filtro anti-bufale, trasformato esso stesso in una bufala dalla totale assenza di volontà di porre un freno al dilagare delle fake news sul sito. "Il revenge porn è sbagliato e dannoso", ha scritto Zuckerberg sulla propria bacheca per dare notizia della nuova tecnologia.

"Abbiamo assistito a una crescita dei casi anche sulla nostra piattaforma, per questo abbiamo lavorato per mettere a punto nuove forme di tutela". Il social network ha collaborato con molte organizzazioni internazionali per elaborare una strategia per arginare il fenomeno del 'revenge porn'. L'ultima novità a arriva in merito al cosiddetto revenge porn, la diffusione di immagini e video intimi condivisi contro la volontà del soggetto. Per l'82% di questi, l'evento ha causato una compromissione della sfera sociale, occupazionale o di altre importanti aree della loro vita. La tecnologia che c'è dietro sfrutta l'intelligenza artificiale e il riconoscimento delle immagini, e si chiama foto-matching. Chiunque tenti di condividerla dopo che è stata segnalata e rimossa, l'utente sarà avvertito che sta violando le policy di Facebook.