Noleggio auto con conducente, pressing Antitrust su riforma mobilità non di linea

La legge che regola il settore dalla mobilità non di linea è regolata da una legge ormai vecchia di 25 anni [1], puntualizza l'Autorità, e richiede una riforma complessiva. Ecco nel dettaglio cosa chiede l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Le novità del settore nate nell'ultimo decennio - sì, insomma, per la nascita di Uber - sono idonee "ad incrementare la qualità e a ridurre i prezzi del servizio, con Indubbi vantaggi per il consumatore". L'ingresso nel settore della mobilità non di linea di nuovi servizi a forte contenuto tecnologico che hanno modificato radicalmente il paradigma di funzionamento del settore e reso oltremodo obsoleto il quadro normativo vigente 3.

"Queste riforme garantirebbero una piena equiparazione dal lato dell'offerta tra gli operatori dotati di licenza taxi e quelli dotati di autorizzazione NCC e faciliterebbe lo sviluppo presso il pubblico di forme di servizio più innovative e benefiche per i consumatori (tipo Uber black e Mytaxi)", prosegue l'AGCM.

LA PROPOSTA. L'Autorità, come riporta Agi, sottolinea il tema della carenza dell'offerta taxi rispetto alla domanda di di mobilità urbana, carenza dovuta a un numero insufficiente di licenze emesse dai comuni. Secondo l'Autorità da un lato occorre introdurre, per i soggetti che sono dotati di licenza taxi, una maggiore flessibilità a livello operativo, e nello stesso tempo sarebbe necessario che, a carico degli operatori NCC, vengano eliminate quelle che sono le attuali disposizioni che, su base territoriale, limitano la loro attività.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano.

In una nota pubblicata sul sito ufficiale, il Garante della Concorrenza e del Mercato si è apertamente schierato dalla parte di Uber e gli autisti senza licenza, e di conseguenza si è detto a favore della liberalizzazione del mercato dei taxi.

La soluzione suggerita dall'Authority prevede "una registrazione delle piattaforme in un registro pubblico e l'individuazione di una serie di requisiti e obblighi per gli autisti e per le piattaforme, anche di natura fiscale". Per esempio, lo Stato potrebbe acquistare da chi decide di cessare l'attività le licenze taxi a un prezzo che tuteli dalla riduzione di valore connessa all'allargamento del mercato; oppure si potrebbe istituire una compensazione sul valore, ma solo in un certo numero di anni.

A beneficio dei tassisti già sul mercato l'Antitrust propone alcune forme di compensazione che potrebbero essere finanziate tramite un fondo alimentato dai nuovi operatori e dai maggiori introiti derivanti da possibili modifiche del regime fiscale.