Possibili altre scosse fino a magnitudo 7

Possibili altre scosse fino a magnitudo 7

Comunicato stampa del 20 gennaio 2017. Non proprio perché il presidente della Commissione Sergio Bertolucci tiene a sottolineare: "Bisogna essere prudenti, e per un cittadino questo potrebbe voler dire ad esempio contattare un ingegnere strutturista per controllare la stabilità della propria casa".

Caro Beppe, l'assurdo processo celebrato a carico dei componenti la Commissione Grandi Rischi dopo il terremoto di L'Aquila sta presentando il conto, come era fin troppo facile prevedere. Per gli edifici pubblici, l'invito è quello di monitorare in maniera sistematica scuole, ospedali e dighe.

La Commissione identifica tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (M6-7). Si tratta di segmenti localizzati rispettivamente sul proseguimento verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L'Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997.

Ma c'è di più: i recenti eventi hanno prodotto "importanti episodi di fagliazione superficiale che ripropongono il problema della sicurezza delle infrastrutture critiche, quali le grandi dighe" fa sapere la Commissione. La sequenza iniziata lo scorso agosto ha colpito l'Appennino Centrale su una lunghezza complessiva di oltre 70 km. Del resto, spiegano nella relazione, "ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento". L'area era già stata colpita da sequenze simili e da grandi terremoti in passato, in particolare dall'evento del 1639, e non era stata interessata dagli eventi recenti di Colfiorito (1997) e dell'Aquila (2009). Questa sequenza di terremoti tuttora in atto può essere considerata, secondo la Grandi Rischi, come "tipica dell'attività sismica appenninica, e come tale aspettata sulla base della storia sismica e del contesto sismo-tettonico regionale".

Nel frattempo, però, la Protezione Civile e Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare hanno lanciato l'allarme per la possiblità che altre 4 valanghe si stacchino dalle montagne abruzzesi, dopo quella avvenuta sul Gran Sasso.

"Le grandi faglie sismogenetiche - prosegue - in genere si propagano dalla superficie terrestre fino alla profondità di circa 10-12 chilometri dove, in tutto l'Appennino, si sviluppa un piano di debolezza o di 'scollamento' tra le rocce della crosta superiore, rigide, e la crosta inferiore, più duttili a causa del progressivo aumento di temperatura e di pressione".