Emiliano sfida Renzi: congresso subito o preparo le carte bollate

Adesso si rischia di aprire un vero e proprio scontro tra due personalità decisamente ingombranti e che, forse, rendono troppo stretto il Pd, che piccolo non è.

Emiliano chiede il congresso 'pronto alle carte bollate' e si candida. Sulla base di cosa poi non è chiaro.

Accordo sulla legge elettorale entro il 13 febbraio, altrimenti urne subito: il segretario Matteo Renzi calza la mano e punta i piedi mentre Massimo D'Alema invoca la scissione se il "Legalicum" non verrà modificato.

"Sinceramente sfuggono le ragioni di questa fretta di un congresso anticipato, che si può chiedere solo in casi eccezionali (che ad oggi non ci sono), o meglio si intuiscono". E il tema della legge elettorale è solo uno "specchietto per le allodole" perchè "il punto non è il giorno delle elezioni, se votiamo con la legge elettorale uscita dalla Consulta o la legge x o y". Perché il punto, sottolinea il segretario del Pd, è quello di contrapporre la proposta "alla rabbia" per un'Italia che non sia di serie B, "vaso di coccio" in un'Europa che "anziché ragionare e riflettere dei massimi sistemi e domandarsi dei massimi sistemi, fa le letterine sullo 0,2". Ed è anche a loro che si rivolge Renzi quando ricorda che l'avversario politico è fuori, non dentro il campo dei democratici e del centrosinistra. "Ed è purtroppo in tale logica che si sta sviluppando il dibattito che, quindi, non è assolutamente politico, ma è usato come paravento per confermare le posizioni parlamentari acquisite".

Ad un agguerrito D'alema che minaccia una scissione del suo neonato movimento Consenso, pressoché snobbato da Renzi, fa eco il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che rilancia sulla data del congresso: non a dicembre 2017 come deciso dall'assemblea nazionale, ma molto prima di quella data, per scegliere un nuovo segretario che sia espressione di tutto il partito.

Ma sul Congresso del partito democratico, prima di andare al voto, una richiesta che ormai arriva da più parti del Pd, Renzi continua a lanciare la palla in tribuna. Si consuma qui un evento che nella liturgia comunista sarebbe stato impensabile e che riporta idealmente insieme due rivali come Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani.

E' l'ora della resa dei conti nel Partito Democratico.

Sulla stessa linea il governatore della Toscana Enrico Rossi, sfidante di Matteo Renzi per la guida del Pd, secondo cui è "finita la fase del Lingotto che ebbe il suo epigono in Renzi". "Ci sarà l'area di Grillo, quella di destra e poi ci siamo noi". "Auguri", commentano. Il tentativo in corso è piuttosto tenere compatta la maggioranza, rassicurando che nelle liste elettorali non ci sarà un repulisti di dirigenti ma sarà garantito un giusto equilibrio, inclusa la candidatura con la deroga sul limite dei tre mandati a figure 'di peso´ nel partito. E i renziani non chiudono, anche se nell'ipotesi di un voto ad aprile (che renderebbe difficile, notano, organizzare un nuovo partito della sinistra in tempo) difficilmente si faranno.