Roma celebra Artemisia Gentileschi, simbolo del femminismo e dell'arte seicentesca

Roma celebra Artemisia Gentileschi, simbolo del femminismo e dell'arte seicentesca

Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all'Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Per il suo ruolo storico e sociale di punta e per essere poi stata definita come un'eroina del femminismo, il Museo di Roma di Palazzo Braschi ha deciso di renderle omaggio dal 30 novembre al 7 maggio con un'esposizione che conta un centinaio di opere provenienti da ogni parte del mondo, dalle prestigiose collezioni private ai più importanti musei in un confronto serrato tra la pittrice e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze e a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese. La sua vita cambia però bruscamente a diciassette anni. Così come il David con la testa di Golia del padre Orazio Gentileschi e la Giuditta di C. Allori. E, secondo l'interpretazione di molti critici, uno dei vecchioni che insidiano Susanna nel celebre dipinto (che resterà esposto alla mostra fino a fine marzo), raffigurerebbe lo stesso Tassi. "E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne". Intitolata 'Artemisia Gentileschi e il suo tempo', la mostra, promossa e prodotta da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Arthemisia Group, è stata organizzata con Zetema Progetto Cultura sviluppando un'idea di Nicola Spinosa, anche curatore per la sezione napoletana, mentre il periodo fiorentino è stato affrontato da Francesca Baldassari e quello romano da Judith Mann. È accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti. Anche se si sente la mancanza in mostra di opere di Caravaggio, l'esposizione offre una buona panoramica di artisti e opere della seconda metà del Seicento.

Scandite all'interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d'oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d'ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

È possibile visitare la mostra dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19.