Firme false nel M5S, cominciati gli interrogatori

Firme false nel M5S, cominciati gli interrogatori

Oltre ai nomi già noti, risultano iscritti nel registro degli indagati Pietro Salvino ovvero il marito della deputata nazionale, Claudia Mannino la parlamentare Giulia Di Vita e Riccardo Ricciardi ovvero il marito della deputata nazionale Lorena Longo la quale è stata sentita nei giorni scorsi come persona informata sui fatti. Pure lei si è autosospesa.

I probiviri hanno sospeso Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita e Samantha Busalacchi scrivendo "il comportamento tenuto dal principio dai signori Mannino, Di Vita, Nuti e Busalacchi, è suscettibile di pregiudicare l'immagine del MoVimento 5 Stelle". In queste settimane sono state circa 400 le persone ascoltate dalla Digos, chiamate a verificare la veridicità della loro firme.

Il deputato regionale Ciaccio collabora con i pm. Il parlamentare si è autosospeso nei giorni scorsi. Si tratta di Pietro Salvino, marito della deputata del M5S Claudia Mannino. Il reato ipotizzato è la violazione della legge elettorale, in particolare dell'articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Disattesa dunque la linea tracciata dal leader del Movimento, Beppe Grillo, ovvero quella del "chi sa parli". Le indagini, condotte dai carabinieri di Vergato, sono durate due anni. I 5 Stelle non escludono infatti l'espulsione, dal momento che i tre deputati non hanno alcuna intenzione di fare autonomamente un passo indietro nonostante le sollecitazioni. "È vero, ma si chiarirà tutto, non temere".

E ancora: "Se c'è altro sarà dimostrabile che sono scherzetti fatti da chi è pieno di livore per l'esclusione dalla candidatura". Menallo, ex attivista del M5S, tre anni fa decise di lasciare il movimento, dopo la sua candidatura a sindaco di Ustica. Intanto è cominciato con il deputato nazionale Claudia Mannino il secondo giorno di interrogatori in Procura a Palermo per la vicenda delle firme false sulla lista dei Cinque Stelle alle comunali del 2012. "Allora è un metodo, si chiama Grillopoli". Busalacchi, invece, ha accettato di sottoporsi alla prova.

Sbeffeggia gli ex compagni di partito, via social, Andrea Defranceschi, che non fu ricandidato alle Regionali 2014 anche perché ai tempi indagato come capogruppo per le spese in viale Aldo Moro (l'indagine nei suoi confronti fu poi archiviata): "Beh ovvio, quando tocca a loro un reato è un 'errore risibile'". "Chi ha sbagliato pagherà", ripetono Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio.