Catania, omicidio Maccarrone: arrestati i due presunti autori

Catania, omicidio Maccarrone: arrestati i due presunti autori

Il movente del delitto secondo una ricostruzione della polizia sarebbe passionale, ma con il coinvolgimento di personaggi che gravitano nella malavita di Adrano. Gli agenti del locale commissariato, insieme ai colleghi della Squadra Mobile, si recarono nel luogo segnalato ritrovando a terra in una pozza di sangue, accanto a un'auto, il cadavere di Maccarrone.

Svolta nelle indagini sull'uccisione di Maurizio Maccarrone, 43 anni, assassinato il 14 novembre del 2014 con diversi colpi di arma da fuoco vicino casa ad Adrano, nel Catanese, mentre si recava al lavoro.

In sede di sopralluogo, personale del locale Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica rinveniva e sequestrava 5 bossoli cal.7,65.

Il delitto fu ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di un palazzo di fronte al luogo del delitto: nelle immagini si vede uno scooter con a bordo due giovani, con il volto nascosto: uno dei quali si ferma, scende, spara e colpisce mortalmente la vittima. Maccarrore era uscito dall'abitazione e si era diretto verso la propria autovettura, parcheggiata poco distante. Con il mezzo in movimento il passeggero esplodeva alcuni colpi all'indirizzo della vittima che si accasciava al suolo, a questo punto il killer, sceso dal mezzo, si avvicinava velocemente alla vittima ed esplodeva, a distanza ravvicinata, ulteriori due colpi alla testa.

Il modus operandi dei killer ed il particolare dell'esplosione dei due colpi alla testa, il "colpo di grazia" - lasciavano, tuttavia, ritenere che i killer potessero operare nei contesti della locale criminalità organizzata. A dare impulso all'inchiesta è stato il collaboratore di giustizia Gaetano Di Marco, esponente del gruppo degli Scalisi, che fa parte del cvlan dei Laudani che ha raccontato come il delitto, anche se riconducibile a movente passionale, era maturato nell'ambito dei gruppi mafiosi operanti nell'area di Paternò, Adrano e Biancavilla e su ordine dei Laudani.

Secondo lui, Magro era il mandante e Massimo l'autore del delitto, entrambi operanti nell'area criminale dei Laudani. Così ha dato disposizione a Merlo (gruppo Scalisi di Adrano) di ucciderlo.

Il complesso delle intercettazioni disposte dalla Procura Distrettuale di Catania, eseguite dagli investigatori della Mobile (Sezione Criminalità Organizzata) e del Commissariato di Adrano, non disgiunte dall'analisi dei tabulati telefonici delle utenze in uso ai due, dagli interrogatori resi al Pubblico Ministero, dalle testimonianze e dalla comparazione antropometrica (misurazione del corpo) effettuata nei confronti di Merlo, tra il filmato dell'omicidio ed un altro appositamente acquisito, hanno consentito agli inquirenti di trovare riscontri alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia.

"In particolare, nel corso di una conversazione ambientale Merlo Massimo, discorrendo con il suo interlocutore in merito all'omicidio in esame, esclamava a voce bassa "... Ci i' d'arreri ...n'aricchi accussì...

Lo scorso 26 novembre, sulla scorta degli esiti delle investigazioni, la Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha emesso decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di Merlo.

In data 1 dicembre 2016, a seguito di udienza di convalida del fermo, il G.I.P. ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del citato Merlo ed ha altresì accolto la richiesta avanzata nei confronti di Antonio Magro.