Partono le iniziative contro i licenziamenti di Almaviva

Partono le iniziative contro i licenziamenti di Almaviva

Almaviva Contact è a un passo dal crack ed è arrivata la decisioni shock di chiudere i call center di Roma e Napoli, annunciando 2.511 licenziamenti. A cinque mesi dall'accodo, Almamviva informa infatti di aver aperto "una procedura di riduzione del personale, all'interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale" il tutto precisa "in coerenza con quanto evidenziato nei Tavoli di monitoraggio mensili". Le perdite medie mensili nei due siti "nel periodo successivo all'accordo del 31 maggio (giugno - settembre 2016), nonostante l'utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro. Il piano coinvolge il 5 per cento del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale".

Almaviva annuncia 2511 esuberi, la chiusura delle sedi di Roma e Napoli, ma rilancia quella di Palermo che "diventerà prioritaria". L'inevitabile decisione è stata comunicata sia al Ministero del Lavoro che ai sindacati, ai quali Almaviva attribuisce la responsabilità di aver negato la sottoscrizione di uno specifico accordo relativo alla gestione di qualità e produttività individuale.

A ciò, l'azienda aggiunge che il clima di mercato è "in costante deterioramento - almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi - che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni distorsivi, senza registrare gli effetti delle iniziative di riordino dichiarate". Come dimostra, nonostante chiare leggi dello Stato che rimangono inapplicate, l'incontrollato aumento delle attivita' delocalizzate in Paesi extra UE: sulla base dei dati ufficiali dell'Instat albanese, nel 2015 e' raddoppiato il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano con oltre 25 mila posti di lavoro. Più nel dettaglio, si troverebbero senza lavoro 1.666 persone su Roma e altre 845 a Napoli. La prossima settimana è previsto un incontro al Mise per affrontare il nodo dei trasferimenti in Calabria dalla Sicilia, mentre era già fissato per il 20 ottobre un incontro tra azienda, governo e sindacati sullo stato di avanzamento dell'intesa siglata al ministero a maggio scorso. Per la Slc Cgil "le motivazioni addotte dall'azienda sono palesemente pretestuose e strumentali, nei confronti delle organizzazioni sindacali e del Governo". "Respingiamo con fermezza tale decisione, ribadendo che i lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo". Un appello alla responsabilità arriva dal viceministro Bellanova, che parla di "una provocazione" e all'azienda chiede "di non andare avanti su una strada senza sbocco".