Ha fatto bene Virginia Raggi a dire "no" alle Olimpiadi?

Ha fatto bene Virginia Raggi a dire

E a Nettuno arringava la folla: "No alle Olimpiadi a Roma, chi vuole le colate di cemento se ne deve andare", disse il candidato in pectore dei grillini a palazzo Chigi.

Se il Coni o il Comitato, come probabile, hanno speso di più per le loro attività, quei soldi non sono stati direttamente concessi dal Ministero. E sulle possibilità di controllare l'intero iter di preparazione ai giochi Malagò aggiunge: "Oggi qualsiasi opera pubblica richiede un investimento, questa Amministrazione comunale aveva il diritto e il dovere di supervisionare, alla Raggi abbiamo detto 'assumiti la governance e governa il processo'". Come è emerso chiaramente dalle sue parole durante la conferenza stampa interrotta dagli applausi dei suoi sostenitori. "I Mondiali di Nuoto ci hanno lasciato scheletri e gusci vuoti". Raggi si è poi incrociata con il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che l'ha salutata con un baciamano. Il "no" alle Olimpiadi era ormai certo.

Raggi, cercando di allontanare il sospetto di aver assunto una posizione ostile a prescindere ha citato i casi di Boston, Amburgo e Madrid, "città nelle quali i sindaci hanno avuto posizioni fortemente contrarie". "L'unica cosa che dico, e regalo un vantaggio perché sono corretto, non tirassero fuori quelle motivazioni relative alle altre città perché Wikipedia non è aggiornato e gli uomini di sport lo sanno molto bene", aggiunge.

Nel pieno della bufera sul caso Muraro e delle dimissioni di assessori e dirigenti delle principali aziende municipalizzate, Grillo è sceso a Roma per sedare la rivolta del direttorio romano e le liti di quello nazionale, e alla Raggi ha posto solo una condizione per continuare a sostenerla: il no definitivo ai giochi olimpici. "Un danno erariale", dice infuriato Malagò in conferenza stampa dalla sede del Comitato olimpico. "Andremo avanti fino ad un no formale. Il preventivo di spesa era di un decimo rispetto a Sochi 2014". Il presidente va lo stesso, chiede lo streaming, ma gli viene opposto un rifiuto, proprio da chi più chiunque lo ha idealizzato come totem di trasparenza.

Roma - "Quasi coprendoci di poco serio, eravamo disposti a dire di fare un referendum".

Sgombriamo un attimo il campo dalla polemica del ritardo non annunciato, del mancato arrivo all'appuntamento con Malagò, del pranzo dove è stata paparazzata a fronte del dichiarato "contrattempo" con cui si è giustificata. Qualcuno dello staff si accorge però che oltre allo sgarbo istituzionale, la sindaca sarebbe caduta in una contraddizione evidente con quanto aveva detto per più di un mese.

Un sì che avrebbe scontentato una porzione consistente della sua base elettorale, certo, ma al contempo l'avrebbe resa più forte e autonoma grazie all'appoggio delle grandi lobby economiche e persino del governo Renzi.