Gli stranieri sono i nuovi italiani

Gli stranieri sono i nuovi italiani

È il calo più significativo che si registra fra le grandi regioni italiane; solamente le Marche (-3,3%) e la Valle d'Aosta (-6,6%) registrano diminuzioni più sensibili, ma all'interno di bacini decisamente più ridotti di immigrati.

Sono 260 milioni nel mondo le persone che si sono mosse dal loro paese di origine per vivere altrove.

Così il Rapporto annuale sull'impatto fiscale dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato l'11 ottobre al Viminale, mostra i dati reali. Dal punto di vista demografico, inoltre, "nel 2015 gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%".

A dispetto della narrazione prevalente che vedrebbe nell'immigrazione solo un costo per l'Italia, però, la presenza di stranieri nel nostro paese contribuisce in maniera non indifferente al sistema economico.

Parallelamente a questi importanti contributi positivi, il rapporto evidenzia anche la bassa incidenza che gli immigrati hanno sulla spesa pubblica totale.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, gli stranieri ricoprono lavori scarsamente qualificati - circostanza che non sempre si giustifica con il basso titolo di studio: lo studio della Fondazione sottolinea come solo il 7% ricopra una posizione di alta specializzazione. Di contro, la spesa destinata agli immigrati è pari al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi: molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi per le pensioni).

A fronte di questo contributo all'economia e alla previdenza nazionale, la spesa pubblica rivolta all'immigrazione è inferiore al 2% del totale mentre per la sola accoglienza (i famosi e famigerati 35 euro al giorno per immigrato- ndr) la spesa sostenuta arriva ad un totale di 1 miliardo di euro l'anno.

Una notizia che farà storcere il naso a chi parla di "invasione" e di maggiore rigore e severità per quanto concerne la immigrazione in Italia.

Quello dell'imprenditoria straniera "non è più un fenomeno da piccola curiosità, ma ha assunto consistenza economica in alcuni settori", ha spiegato Cesare Fumagalli, segretario generale Confartigianato. Di contro, le imprese condotte da italiani sono diminuite del 2,6%, contro gli immigrati che totalizzano, invece, un +21,3%. Ed è proprio sul versante dell'integrazione che bisogna continuare ad agire per incrementare e migliorare i benefici che la migrazione porta all'Italia sia in termini quantitativi (ben rappresentati da questo rapporto) che qualitativi. Il primo settore per occupazione e aziende è quello dei servizi (50,7%) soprattutto nel comparto della ristorazione. Ma a parte i costi esigui, gli stranieri producono anche molto: 127 miliardi di ricchezza, che corrispondono all'8,8% del valore aggiunto nazionale. Nel 2015 si contano 656mila imprenditori immigrati, provenienti principalmente da Marocco, Cina e Romania, e 550mila imprese a conduzione straniera (il 9,1% del totale).