Ferrante Fever: primo ciak per il film di Giacomo Durzi

Ferrante Fever: primo ciak per il film di Giacomo Durzi

E anche Giulio Passerini, già ufficio stampa e ora editor paperback della casa editrice e/o di Elena Ferrante, non ha dubbi: "È un fake".

Attraverso un profilo Twitter aperto ad hoc e prontamente pronto per essere richiuso, la traduttrice Anita Raja, da tempo sospettata di celarsi dietro il noto pseudonimo, ha confermato di essere Elena Ferrante e di non volere fornire ulteriori spiegazioni, tanto meno di voler rispondere alle frequenti domande rivolte alla scrittrice, attraverso la sua identità letteraria. Non tutti, però, hanno apprezzato la solerzia con cui Gatti è andato a caccia di prove e indizi per stanare Elena Ferrante dal rifugio del suo pseudonimo.

Sono solo pure coincidenze o davvero Anita Raja è Elena Ferrante?

La comunità dei lettori veri - lettori non di articoli di giornale sui libri, ma di libri - è sempre stata più interessata ai romanzi della Ferrante che alla sua identità, e forse è stata persino infastidita, talora, da un eccesso di spettacolarizzazione - molto mediatica, appunto - di questo "anonimato".

Neanche finito di dare la parola a un gruppo di esperti, e subito il caso Elena Ferrante ritorna in ballo. Tutti i suoi titoli hanno venduto centinaia di migliaia di copie sia in Italia sia all'estero, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. In pochi anni i diritti versati dalla casa editrice sono cresciuti del 150 per cento in maniera apparentemente inspiegabile. Si conclude un efficacissima operazione di marketing durata anni? Si tratterebbe di Anita Raja, ufficialmente solo traduttrice.

E poi c'è chi del nome ha fatto una forma d'arte, come Fernando Pessoa, che ha coniato almeno quattro eteronimi di se stesso (Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares e Alvaro de Campos) che ha dotato di personalità poetiche e biografiche proprie e indipendenti da sé, veri e propri autori di molti dei suoi romanzi. "Ma pazienza", ha detto la scrittrice dopo l'inchiesta sulla sua identità condotta in Italia dal giornalista italiano Claudio Gatti sul "Sole 24 Ore", e uscita in simultanea negli Usa su "New York Review of Books", in Germania sulla "Frankfurter Allgemeine" e in Francia su "Mediapost".

Insolubili resteranno, invece, i casi letterari più celebri della storia, legati al nome e all'identità: Omero e William Shakespeare, entrambi ritenuti incapaci di concepire da soli opere di tale grandezza e sofisticatezza ed entrambi sconosciuti.