Almaviva chiude a Roma e Napoli, saltano 2.511 posti

Il nuovo piano prevede dunque "la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli e una riduzione di personale pari a 2511 persone, 1666 a Roma e 845 a Napoli".

L'azienda ha convocato oggi i sindacati per comunicare l'apertura di una nuova "procedura di riduzione del personale, all'interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale". "Il piano coinvolge il 5 per cento del personale attualmente in forza al gruppo a livello globale".

Almaviva spiega che i licenziamenti (2.511 lavoratori con chiusura delle sedi di Roma e Napoli) sono conseguenza del rifiuti da parte dei sindacati di sottoscrivere l'accordo per attuare le "misure di riforma strutturale del settore dei call center", tra le quali il controllo a distanza degli operatori dei call center, per monitorare l'efficacia e la qualità delle chiamate. Una problematica per cui era stata fissata per il 12 ottobre una riunione tra le parti sociali presso il ministero dello Sviluppo economico, ma il quadro, alla luce degli ultimi sviluppi, è ora profondamente diverso. "Allo stesso tempo" Almaviva conferma "uno scenario di mercato in costante deterioramento - almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi- che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni distorsivi, senza registrare gli effetti delle iniziative di riordino dichiarate. Nel corso dei prossimi settantacinque giorni, secondo la normativa in materia", conclude il comunicato, "la societa' si confrontera' con le organizzazioni sindacali per esaminare l'impatto sociale ed occupazionale della procedura". È proprio questa una delle ragioni che nonostante le leggi nazionali ha permesso l'incontrollato aumento delle attività di delocalizzazione in Paesi extra UE, che ha portato a raddoppiare la presenza dei call center che lavorano per il mercato italiano in Albania (dati ufficiali Insta). "Le motivazioni addotte dall'azienda - prosegue - sono palesemente pretestuose e strumentali: è evidente l'assoluta inconsistenza delle presunte inadempienze sindacali quali causa della spregiudicata determinazione aziendale". A Palermo, Roma e Napoli, con l'accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 31 maggio, i lavoratori sono in solidarietà fino a novembre. Il leader Massimo Cestaro è netto: "Respingiamo con fermezza tale decisione, ribadendo che i lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo".