Vesuvio: Ingv, scoperte 6 strutture vulcaniche sottomarine

Vesuvio: Ingv, scoperte 6 strutture vulcaniche sottomarine

I sei edifici vulcanici, di dimensioni non particolarmente grandi, sono localizzati ad una distanza inferiore ai 3 chilometri dalla costa, nel tratto compreso tra Torre Annunziata ed Ercolano, dinanzi al Vesuvio.

La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori italiani dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv-sezione Roma1), del Dipartimento Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse (Distar) dell'Università di Napoli Federico II e dell'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iamc-Cnr).

Comunicato stampa - Scoperte sei strutture vulcaniche nel Golfo di Napoli di fronte al Vesuvio.

Abbiamo rilevato nuovi punti di emissioni di anidride carbonica nel Golfo di Napoli cosa abbastanza comune in aree geotermali e vulcaniche.

Lo studio intitolato Somma-Vesuvio volcano revealed by magnetic and seismic data conferma il quadro niente affatto rassicurante delle potenzialità catastrofiche del vulcanesimo sommerso nel Golfo.

"Le ricerche hanno consentito di stabilire che tre delle strutture vulcaniche sottomarine (V1-V2-V3) si sono formate prima di 19 mila anni fa, quindi in epoca preistorica".

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. Quest'utlimo, che sorge davanti al litorale di Ercolano tra 50 e 100 metri di profondità, avrebbe eruttato a ridosso del 1631.

"Inoltre sono state identificate delle colate laviche medioevali che si sono riversate in mare in età prevalentemente medioevale".

Oltre ai vulcani, lo studio si è concentrato su delle strutture dette "cryptodomes", cioè delle cupole sommerse di lava che è rimasta imprigionata e che sono state scoperte nel 2012 e in cui sono state rilevate delle anomalie magnetiche.

Diverso il discorso per i sei vulcani sottomarini, uno di loro in particolare presenterebbe una struttura più debole.

Insomma, avvertono i ricercatori: "Il rischio correlato a possibili, future attività sottomarine, dovrebbe essere incluso nei programmi di valutazione del rischio". Ora la priorità, spiegano i ricercatori, è adeguare i piani di rischio alla scoperta, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Geophysical Reserch Letter.