Cantonata di Cantone: "Sì alle canne"

"Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario all'idea della legalizzazione perché non mi convincevano gran parte degli argomenti, che servisse cioè per sconfiggere la criminalità organizzata, perché le droghe leggere sono una parte insignificante degli utili della criminalità organizzata, o che servisse per evitare una serie di problemi di salute dei ragazzi". Adesso ho un po cambiato posizione. Cantone ritiene che debba continuare ad essere proibito l'uso di tutte le altre sostanze mentre la legalizzazione della cannabis preserverebbe i giovani dai contatti con la criminalità organizzata, idea che Giovanni Borsellino bollava come da "dilettanti di criminologia". "Il sottoscritto sul tema cannabis mantiene una posizione problematica", premette il deputato che però, sottolineando la divisione tra i magistrati sull'argomento legalizzazione ribatte che "se un magistrato anche di rilievo ha una posizione su un problema, non è che per questo ne derivi una sorta di principio auctoritatis".

'L'apertura affermata dal Procuratore Cantone verso la legalizzazione della droga marijuana non ci trova d'accordo, in quanto come abbiamo storicamente sempre affermato, crediamo che indistintamente la droga sia sempre e comunque droga, sia essa leggera o pesante, che non fa altro che arricchire gli spacciatori disseminatori di morte, spesso per conto delle mafie'. "Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità". La posizione fa notizia e attira reazioni, perché arriva da un magistrato che oggi guida l'Anticorruzione e ieri indagava contro quelle organizzazioni criminali che con il traffico di droga fanno affari; e perché cade nel bel mezzo di un dibattito aperto alla Camera sulla proposta di legge del sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova. "Mentre sulle droghe leggere ci sono questi due argomenti, cioè evitare i contatti con la criminalità organizzata e consentire l'uso di droghe leggere controllate che siano il meno possibile trattate chimicamente e che quindi facciano meno male possibile". "Con una vendita controllata e quindi in qualche modo limitata" questi argomenti "potrebbero dare un senso alla proposta".

Cantone chiama la sua proposta, con la tipica modestia del magistrato, "legalizzazione intelligente". Non si può legalizzare ciò che danneggia irrimediabilmente la salute dei cittadini. Si lavori senza indugio, piuttosto, a migliorare la lotta allo spaccio. E' un formidabile strumento antimafia.

Con il presidente dell'Anac si schiera Arturo Scotto di Sinistra italiana: "Condivisibili le parole di Raffaele Cantone sulla cannabis legale. Legalizzare le droghe leggere significa fare un grande favore alla criminalità organizzata". Un'industria che non è affatto di secondaria importanza per la 'ndrangheta, ma che resta ben ancorata alle 'ndrine: "Vi sono vaste aree dell'Aspromonte controllate dalle cosche in cui si produce marijuana".