Borsa, Piazza Affari parte male: banche in picchiata

Borsa, Piazza Affari parte male: banche in picchiata

Le tensioni che stanno interessando Piazza Affari sono ancora una volta da ricondurre ai protagonisti del settore bancario, oggetto di forti vendite, tanto che diversi titoli sono stati già sospesi per eccesso di ribasso. Il timore su cui fanno leva gli investitori è che sia necessario un aumento di capitale.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi intervistato da Cnbc ha affermato che gli stress test hanno "mostrato che le banche italiane non sono il problema del sistema europeo". C'è poi un quarto fattore che non va sottovalutato e che chiama in causa l'inutilità e la ridondanza di questi esami in serie che le banche sono chiamate ad affrontare e che soprattutto presentano regole incerte che condizionano le valutazioni sul capitale e che possono essere lette in maniera assolutamente soggettiva e arbitraria. "Perciò sono soddisfatto del risultato". Sul listini milanese sono in asta di volatilità Unicredit, Mps e Ubi Banca. Lunedì 1 agosto le azioni dell'istituto hanno perso il 9,4% del loro valore. Pesa su Unicredit un fortissimo rischio capitalizzazione.

Dai numeri dell'Eba esce in buona salute Intesa Sanpaolo, che rispetterebbe le condizioni della vigilanza anche nello scenario avverso 10,21% di CEt1) e a maggior ragione in quello base (12,80%). Lo si apprende dal comunicato diffuso dal gruppo dopo la. Lo si legge nel piano approvato dalla banca.

Lo annuncia la banca senese, precisando che le banche che interverranno sono JpMorgan e Mediobanca (Joint Global Coordinators e Joint Bookrunners) e Santander, Bofa Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs (Co-Global Coordinators e Joint Bookrunners). Per il resto, crolla Unicredit (-7,39%) e pesanti le perdite anche per Ubi (-3,94%), Intesa sp (-2,08%) e Bpm (-2,05%). "C'è un pessimismo esagerato e mi aspetto sicuramente un recupero". Anche per questo i risultati vengono resti pubblici a borse chiuse per evitare contraccolpi immediati. La cifra - riporta il quotidiano - ammonterebbe a 7-8 miliardi di euro, ma potrebbe variare a seconda di come andranno altre operazioni straordinarie in cantiere, come per esempio una possibile Ipo di Pioneer.