Turchia, il bavaglio che unifica golpe e controgolpe

Turchia, il bavaglio che unifica golpe e controgolpe

Gulen, invece, in una lettera aperta pubblicata sul New York Times, ha ribadito la sua estraneità al golpe, sostenendo che il "dittatore" Recep Tayyip Erdogan "sta ricattando gli Stati Uniti, minacciando di ritirare il sostegno del suo paese alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico". Stampa e informazione sono sempre più al centro delle "attenzioni particolari" del presidente turco.

Due giorni fa le autorità hanno emesso mandati di arresto nei confronti di 47 giornalisti per presunti legami con la rete di Fethullah Gulen, il rivale politico di Erdogan esule negli Stati Uniti e accusato dal Governo di aver pilotato il fallito golpe.

Si tratta dei primi importanti arresti nel mondo degli affari in un giro di vite che ha già cercato di sradicare l'influenza di Gulen dai militari, sistema giuridico, l'istruzione e il servizio civile. Tra i più noti, il quotidiano 'Zaman', il canale all-news 'Samanyolu' e l'agenzia 'Cihan'. Da 41 università sono stati rimossi almeno 1617 dipendenti, mentre 234 sono gli accademici arrestati. L'esercito ha intanto completato la conta dei suoi 'traditori'.

Per tutti, l'accusa è di legami con la rete di Fethullah Gulen, considerato da Ankara la mente del golpe. Il 25 luglio scorso erano stati arrestati altri 42 giornalisti.

Mustafa Boydak è anche il capo della Camera di Commercio di Kayseri, una città in rapida crescita definita una delle "tigri anatoliche" per la crescita e la prosperità che ha goduto sotto il governo di Erdogan.

Per questo è giusto far sentire la nostra voce, presidiare le ambasciate e i consolati turchi in Europa, ospitare le voci di chi si oppone, mettere a loro disposizione anche i nostri siti, amplificare i loro appelli.

Nelle ultime ore, la polizia ha arrestato decine di persone nella provincia nordoccidentale di Bursa, tra cui l'ex prefetto della città e molti imprenditori.