Volevamo andare in Siria ad aiutare i bambini

Volevamo andare in Siria ad aiutare i bambini

I due coniugi arrestati la settimana scorsa a Milano, nell'ambito di un'inchiesta sull'antiterrorismo, volevano andare in Siria per aiutare i civili colpiti dalla guerra e non per arruolarsi nell'Isis.

Si è difeso così Abderrahim Moutaharrik, il marocchino e campione di kickboxing arrestato giovedì scorso insieme ad altre 5 persone (compresi i due che si sono resi latitanti) con l'accusa di terrorismo internazionale.

Milano, 2 mag. (askanews) - "Vedendo le immagini di quei bambini martoriati sono rimasto impressionato". Come ha riferito il suo avvocato al termine dell'interrogatorio, Moutaharrik e sua moglie Salma non hanno risposto in particolare su presunti progetti di attentati a Roma e al Vaticano, in quanto il giudice non ha posto la domanda specifica. "I miei assistiti - ha sottolineato l'avvocato - hanno spiegato ai magistrati che sono cresciuti in Italia e non vorrebbero mai fare seriamente del male a nessuno". "Sono disperati per i loro due figli che sono molto piccoli, hanno 4 e 2 anni, e non sanno dove si trovano i loro genitori e di cosa devono rispondere". Riguardo ai finanziamenti chiesti dalla coppia che per gli inquirenti sarebbero serviti per lasciare l'Italia e andare nei territori del califfato "hanno giustificato che servivano per coprire altri debiti e acquisto per passeggino per un amico comprato online": L'avvocato Pesce ha annunciato che farà istanza di scarcerazione per il marito e la moglie marocchini ma residente a Lecco al tribunale del riesame. "Non potevano negare di aver detto le frasi che sono state registrate", ha chiarito il legale che poi ha chiesto di contestualizzare quelle frasi. Le difese, intanto, preparano le loro mosse ma, sembra di capire, senza troppa fretta almeno da un punto di vista di richieste formali.

Al telefono "ho detto solo fanfaronate generiche". "Kachia è un ragazzo di 23 anni che si è limitato a parlare al bar e al telefono con degli amici".