Usa 2016, New York incorona Trump e Clinton

Usa 2016, New York incorona Trump e Clinton

Una vittoria semplice e quasi schiacciante per Hillary Clinton e Donald Trump a New York.

"La corsa per la nomination democratica è alle ultime battute, e siamo ad un passo dalla vittoria".

Erano i due favoriti alla vigilia e il voto ha confermato il loro status: Hillary Clinton e Donald Trump si avvicinano a grandi passi alla vittoria delle Primarie nei rispettivi partiti.

Queste le prime parole di Trump appena usciti i risultati delle primarie a New York, in un discorso dalla sua Trump Tower nella zona della Fifth Avenue, primarie in cui il tycoon ha usato toni diversi, meno improntati sulla strafottenza tipica dei suoi discorsi e più sui fatti concreti, in primis sull'economia e il lavoro. Me nel resto dello Stato ha pesato la sua appartenenza e i suoi valori newyorkesi, che di fatto hanno condannato anche Ted Cruz incapace di battere gli altri due candidati in nessuna delle contee. Sanders ha vinto nella maggioranza delle contee dello stato e la Clinton nell'area metropolitana di New York. Ma non è piaciuta al diretto interessato: anziché trovare il suo consenso, Sanders ha minacciato un'azione legale.

L'obiettivo dell'ex first lady sarà nei prossimi mesi quello di pacificare la dirigenza e riavvicinarsi a Sanders. Ha praticamente sbaragliato i rivali lasciando il senatore Ted Cruz senza un singolo voto. Una necessità per Trump, che così si avvicinerebbe agli 850 delegati e potrebbe mantenere un ritmo sufficiente per arrivare a quota 1237. "Sono così orgogliosa di New York". Un successo anche superiore alle stime della vigilia, che gli consente di conquistare quasi tutti i 95 delegati in palio, e quindi avvicinarsi alla soglia di 1.237 rappresentanti che renderebbe automatica la sua nomination. Il candidato populista è arrivato addirittura al 60 per cento: probabilmente non basterà nemmeno questo a garantirgli il "quorum" dei delegati, ma la sua performance, e soprattutto, la brutta sconfitta di Cruz, rendono più complicate le manovre di chi, preparandosi a una convenzione "contestata", a luglio a Cleveland, cerca di mettere insieme all'interno del partito una coalizione abbastanza forte da impedire l'investitura del miliardario populista. Trump ha ora 844 delegati e conduce largamente in testa sui due avversari rimasti in campo. Su tutt'altro versante sembra invece virare il programma del candidato repubblicano Donald Trump che tanto fa discutere per la sua politica sull'immigrazione (il famoso muro al confine col Messico), sul libero possesso di armi da fuoco e l'abbattimento delle tasse per alzare la liquidità; da qui il famoso motto: "Giù le tasse, su i muri".