"La pazza gioia", applausi alla presentazione del nuovo film di Virzì

Stavolta, come allora, protagonista del film è Micaela Ramazzotti, chiamata a dividere racconto e scena con Valeria Bruni Tedeschi. L'ultima ad arrivare in sala, il 17 maggio, dopo la premiere mondiale del 14 a Cannes dove è in concorso nella 'Quinzaine', sarà 'La pazza gioia' di Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. La prima è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Micaela Ramazzotti è Donatella Morelli, una giovane donna silenziosa e introversa.

Roma, 6 mag. (askanews) - "La pazza gioia" di Paolo Virzì è un omaggio a due donne "irregolari", che si incontrano in una comunità per persone affette da disturbi mentali e tra momenti drammatici e buffi si aiutano a vicenda.

Il film racconta la loro imprevedibile amicizia, che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po' di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani. Bruni Tedeschi ha portato il suo vissuto: "Da tempo faccio psicoterapia, non so a che cosa esattamente mi serva, ma so che rinunciarci mi darebbe tristezza, è diventata un po' la mia seconda casa, un posto dove mi rilasso". "E' un argomento che fa paura, si preferisce stigmatizzare come pericolose persone che magari soffrono, invece queste cose ci riguardano tutti. - ha affermato Virzì, che ha sottolineato: "Non bisogna avere paura dei matti, a me incuriosiscono".

Delle due protagoniste il regista Paolo Virzì ha detto: "I personaggi femminili mi interessano da sempre e riempiono i miei film, è una materia narrativa formidabile, specie se c'è da raccontare donne non virtuose, escluse, 'sbagliate'". "Lo abbiamo riscritto molte volte anche durante le riprese sul set - rivela Virzì - ma si è trattata semplicemente di modularlo in maniera diversa perché, nella sostanza, era sempre lo stesso e deciso fin dall'inizio". E la potenza che Micaela e Valeria sprigionano dal loro incontro in questo film è anche lì a dimostrare che, in determinate situazioni, se può esistere una cura è da ricercare nella relazione affettiva.