Festival di Cannes: la prima volta di Paolo Virzì

Festival di Cannes: la prima volta di Paolo Virzì

Il 52enne regista livornese, che proprio oggi ha presentato il suo ultimo film "La pazza gioia", è stato invitato per la prima volta in carriera al Festival di Cannes per presentare la sua pellicola sabato prossimo 14 maggio nella sezione Quinzaine des Realisateurs. Ma l'insolita amicizia che stavolta gli autori portano sugli schermi è quella tra due personaggi che le istituzioni e, spesso, l'opinione pubblica, tendono a considerare 'pericolosi': "A me fanno paura le persone che hanno paura della pazzia -spiega Virzì- Perché si fa in fretta a considerare i cosiddetti matti persone pericolose, e con la stessa fretta tendiamo a volerle allontanare, rassicurandoci di saperli in qualche bel luogo dove magari fanno musico-terapia, basta che siano in un posto sicuro". Il film, prodotto da Lotus, una società di Leone Film Group, e da Rai Cinema, uscirà in 400 copie per 01 il 17 maggio, tre giorni dopo la premiere di Cannes. Come ho scelto le protagoniste? Valeria Bruni Tedeschi parla del modo in cui si è avvicinata alla storia e all'interpretazione.

"Il film, che considero realistico e con momenti da commedia avventurosa nonché trip psichedelico, con la macchina da presa che entra quasi negli sguardi delle due protagoniste anche alterati dai farmaci, è però -prosegue Virzì- anche frutto di una lunga esplorazione nel mondo delle strutture che si occupano del disagio mentale". "Ho letto la sceneggiatura - ha proseguito l'attrice - ed è raro trovare una chiarezza e una complessità così evidenti insieme. Non ho paura dei matti, anzi la follia mi incuriosisce ". "Mi sento, invece, piena di ipocrisia, di controllo e, invece, dentro sono disperata!". Ma qui almeno non c'è il volo finale.

L'idea del film Virzì l'ha avuta osservando una buffa scena che si è svolta fuori dal set del suo film precedente, "Il capitale umano", quando si sono incontrate sua moglie Micaela Ramazzotti e Bruni Tedeschi: "Ho buttato giù un racconto e ho adorato questi personaggi mentre scrivevo, le ho amate sul set, mi sembravano bellissime, struggenti, buffe". Per raccontare una donna scritta così bene non avevo molto di più da fare oltre a quello che era scritto. "Io sono uno che si è formato nella propria stanzetta da adolescente ascoltando le canzoni di De André, peraltro ce n'è una in questo film, e quindi la simpatia per i derelitti, gli ultimi, è sempre stata quella cosa che m'ha fatto battere il cuore".