Vaccino AstraZeneca, il caso dei dati "vecchi e incompleti" alle autorità Usa

Vaccino AstraZeneca, il caso dei dati

Una conferma che smentisce ulteriormente i numerosi dubbi avanzati, fin dai primi momenti del via libera di Ema, proprio in merito all'efficacia del vaccino di Oxford sui più anziani. Il vaccino anti Covid risulta efficace "al 79% nella prevenzione dell'infezione sintomatica", e all'80% "nei partecipanti di età pari o superiore a 65 anni".

Il trial prevedeva la somministrazione di 2 dosi con un intervallo di 4 settimane l'una dall'altra. Non sono stati constatati problemi di sicurezza per quanto riguarda i coaguli di sangue. A questi sono state somministrate 972 dosi di AstraZeneca e 70 di Pfizer (a cittadini che soffrono di patologie che li rendono incompatibili col vaccino AstraZeneca).

AstraZeneca ricorda che il suo vaccino "può essere conservato, trasportato e maneggiato alle temperature di comuni frigoriferi (2-8 gradi) per almeno 6 mesi, e somministrato senza necessità preparazione all'interno delle strutture sanitarie". Il comitato, inoltre, ha dato luogo ad una revisione specifica degli eventi trombotici e della trombosi del seno venoso cerebrale con la collaborazione in un neurologo indipendente.

L'ultima parola sull'approvazione del siero di Astrazeneca negli Stati Uniti spetterà alla FDA ma l'analisi preliminare dei risultati della fase 3 ha comunque messo in evidenza alcune preoccupazioni da parte del DSBM, che ha riportato l'attenzione sul fatto che AstraZeneca possa aver incluso "informazioni obsolete nello studio, che potrebbero aver fornito una visione incompleta dei dati di efficacia" si legge in una nota del comitato indipendente per il monitoraggio della sicurezza dei dati. I risultati si aggiungono al crescente corpo di prove che dimostrano come il siero sia tollerato e altamente protettivo contro tutte le gravità del virus e in ogni fascia d'età.