Pd, domenica l’Assemblea Nazionale per l’elezione del segretario

Pd, domenica l’Assemblea Nazionale per l’elezione del segretario

La forma del partito e la necessità di un chiarimento sulla sua natura e i suoi compiti. E, inoltre, "non accetterebbe di sicuro di assumere la guida del partito senza un impegno di tutti a sostenerlo per un mandato che arriva fino al 2023, cioè la scadenza naturale di questa assemblea nazionale". Ad ottobre si voterà qui ma anche a Roma, Milano, Napoli e Torino e il Pd non ha vere risorse interne in campo. Qualcuno direbbe e dice, con un linguaggio da bar che non mi appartiene e che invece colpevolmente viene utilizzato dal ceto politico, "attaccato alla poltrona".

Non si intravede ancora una soluzione al caos provocato nel Partito democratico dalle dimissioni del segretario Nicola Zingaretti.

Un passo indietro, certamente.

Ma sarà possibile tutto ciò? Rigoroso. Finalizzato unicamente a salvare il partito e rilanciare il progetto di un centrosinistra autonomo e forte, presente nella società italiana.

Non si tratta solo di scegliere un nome, e l'impresa già sarebbe assai complessa, ma di decidere la strada che il Partito democratico vuole intraprendere.

Il quadro è mutato, rispetto agli anni in cui il PD nasceva. Dobbiamo essere il partito degli ultimi, dei diritti civili, della sanità pubblica, della transizione ecologica e di quella digitale, del radicamento territoriale e della vocazione maggioritaria con primarie regolamentate e consultazioni online degli iscritti. Ora si e' affidato, ad esempio, all'ex premier Conte. Draghi è un passaggio alto, rassicurante, fattivo e incisivo, che deve permettere a tempo debito di tornare ad una salutare competizione, anche se spero più civile, tra la destra e la sinistra. Così Franco Mirabelli, senatore Pd ed esponente dei Areadem di Dario Franceschini, all'Adnkronos.

Abbiamo chiesto al Presidente della direzione regionale siciliana del PD, Antonio Ferrante, di darci una mano a trovare una chiave di lettura e aiutarci a comprendere alcune cose di questo momento politico.

I cambiamenti di alleanze, programmi, identità sono stati così fulminei in due anni appena che le illimitate circolazioni delle maschere dell'antipolitica a ridosso di alleanze a geografia variabile non autorizzano infatti a pensare ad acquisizioni definitive e quindi all'adozione di assi di pensiero più saldi. Quali interessi sociali tutelare prioritariamente? Con quali obiettivi di maggior giustizia sociale?

Il punto conclusivo è di metodo. Sono i sindaci del Pd nell'area vesuviana e costiera che, in questi giorni, riflettono anche sul futuro dei Democrat dopo le parole durissime del segretario nazionale Zingaretti che, dimettendosi, ha aperto l'ennesima crisi di un partito "maledetto". Militanti di ogni età, intellettuali, semplici elettori, rappresentanti di associazioni e movimenti operanti sui mille territori del nostro Paese: tutti impegnati nella ricerca di quella felice sintesi culturale che era negli obiettivi del partito alle sue origini ma che poi non è stata realmente raggiunta. Da segretario, prima della crisi politica, aveva detto che non ci sarebbe dovuto essere un governo senza Conte.

Da circa un anno stiamo assistendo, però, ad un dibattito assurdo, schiacciato sulle date e le modalità di voto di un congresso che avremmo potuto celebrare nell'estate scorsa.