Johnson & Johnson: il vaccino monodose è efficace al 66%

Johnson & Johnson: il vaccino monodose è efficace al 66%

Il farmaco ha funzionato meglio negli Stati Uniti, con un'efficacia del 72% contro il Covid-19 da moderato a grave, rispetto al 57% in Sudafrica, contro la variante del virus più contagiosa.

Comprensibilmente soddisfatto Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia (nella foto), che commenta i risultati preliminari della sperimentazione di fase 3 del vaccino annunciando l'ormai prossimo arrivo del siero nel giro delle somministrazioni. Il responso è molto atteso, poiché su questo vaccino sono riposte molte speranze da parte dell'Europa, che ne ha acquistato 400 milioni di dosi, ma non solo.

I dati complessivi del vaccino della Johnson&Johnson sono comunque importanti.

"Johnson & Johnson ha intrapreso lo sforzo globale per combattere la pandemia di Covid-19 un anno fa, e ha portato tutta la forza delle nostre capacità, così come le enormi partnership pubblico-privato, per consentire lo sviluppo di un vaccino single-shot". J&J prevede di richiedere l'autorizzazione per l'uso di emergenza dalla Food and Drug Administration statunitense la prossima settimana.

In corso, ha detto ancora Cavaleri, anche il dialogo "su una serie di altri potenziali vaccini, compreso quello russo e uno dei vaccini cinese", ha aggiunto riferendosi al vaccino Sputnik V e quello di Sinovac. Innanzitutto si inietta in una sola dose che basterebbe ad attivare una risposta immunitaria efficace e poi può essere conservato a temperature da frigorifero (2-8°C) per tre mesi senza che si verifichino alterazioni.

Anche Novavax ha pubblicato i risultati delle sperimentazioni del suo vaccino.

Proprio poche ore prima, J&J aveva comunicato un'efficacia media pari all'85% nella prevenzione del coronavirus, sebbene il livello di protezione vari in base alle aree geografiche di sperimentazione. Il tema delle varianti è quello che attualmente preoccupa di più tutte le case farmaceutiche. Queste ultime due case farmaceutiche hanno dato rassicurazioni in tal senso, ma si attendono ulteriori verifiche.